Italia
Dopo 44 anni chiude la sagra più bella
Anchione saluta la festa del ranocchio. Il Ponte all’attacco: chi è che ha voluto chiuderla e per quali interessi?
ANCHIONE. Cosa succede all’Anchione, dove, da decenni si svolgeva la mtica sagra del ranocchio.
Se lo chiedono fra il deluso e l’allarmato i consiglieri del gruppo politico d’opposizione Il Ponte.
«Per la prima volta dopo 44 anni quest'anno non si è tenuta la tradizionale “Sagra del Ranocchio”, una delle più antiche della Toscana».
Così inizia l’articolo di Massimo Galligani, Giulia Romani e Andrea Moschini.
Nata a fine anni '60 per iniziativa di un gruppo di giovani anchionesi che fondarono l'allora “Pro Loco Anchione” e mai interrotta, fin da subito era divenuta la festa di tutti gli anchionesi, e non solo, oltre che occasione di forte richiamo e l'intera comunità aveva partecipato alla crescita di questo evento divenuto conosciutissimo anche fuori dai confini locali.
«Eravamo rimasti, alla fine dell'anno – continua il documento dei consiglieri del Ponte – con lo smontaggio delle strutture della festa a seguito di un intervento degli uffici comunali per irregolarità urbanistico/edilizie, ma si pensava che la “Sagra” si sarebbe tenuta ugualmente anche perché inserita nella programmazione annuale su richiesta del Comitato Festa Anchione (che nel tempo aveva sostituito la Pro Loco).
«La gestione era del Comitato Festa, ma la Sagra era di tutti gli anchionesi, ed allora ci domandiamo chi ha deciso di non farla, è stata fatta un'assemblea pubblica per spiegarne i motivi e decidere. Dubitiamo si tratti di problemi economici, dato il generoso impegno sempre profuso dai volontari anchionesi e il successo di partecipazione, in particolare al ristorante.
«Se invece fossero problemi burocratici/organizzativi ci stupiremmo che la simbiosi esistente tra il Comitato Festa e l'amministrazione comunale (con rappresentati dell'uno che fanno parte dell'altra) non sia riuscita, in tutti questi anni, a trovare le dovute soluzioni. O forse si potrebbe scoprire che qualcuno ha preferito privilegiare lo sfruttamento commerciale del marchio (iniziato proprio in concomitanza con lo smontaggio delle strutture) per tutto l'anno, anziché dare continuità ad una tradizione di cui, anche i pontigiani, ma soprattutto gli anchionesi andavano giustamente orgogliosi in quanto identitaria della loro comunità e delle loro capacità. Perciò una spiegazione, più che a noi, agli anchionesi, crediamo sia dovuta».
Da capire, naturalmente, chi è che ha iniziato a sfruttare commercialmente un marchio così glorioso come quello della festa che ogni anno si svolgeva all’Anchione, ai bordi del padule di Fucecchio, un tempo ricco di rannocchi.
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