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«Meno posti letto, ma nessun risparmio»
Più Toscana analizza l’impatto della riorganizzazione sanitaria regionale sull’ospedale di Pescia
PESCIA. Un servizio peggiore senza avere, in cambio, alcun risparmio. Questo l’allarme lanciato dal consigliere regionale di Più Toscana Gianluca Lazzeri a proposito dell’ospedale di Pescia, alla luce della riorganizzazione della sanità nella nostra regione, fatta (sostiene Lazzeri) essenzialmente di tagli al numero di posti letto.
«La Regione Toscana – si legge sulla nota di Più Toscana – ha previsto la riorganizzazione del sistema sanitario regionale, sostenendo di mettere in atto interventi mirati per rafforzare il welfare territoriale. Andando a vedere la delibera lintervento di maggiore rilevanza è la riduzione dei posti letto che, secondo le prime stime dell’assessore Marroni, sarebbe stata di 2mila posti letto Toscana. Come? Attraverso l’abbassamento del parametro dei posti letto ogni 1.000 abitanti (inclusa riabilitazione e lungodegenza) dai 3,7 previsti dal decreto Balduzzi ai 3,15 individuati dalla Regione. Una riduzione che andrà a colpire le strutture con un tasso di occupazione dei posti letto inferiore all'85% che, secondo i dati della stessa Regione, sarebbero la maggioranza dei presidi ospedalieri».
«Il taglio dei posti letto – riprende Lazzeri, che è anche membro della commissione sanità – è una misura che incide pesantemente sul territorio e che non può essere assunta se non nella profonda convinzione che sia un intervento veramente efficace, che vuol dire una sanità migliore ai cittadini della Toscana. Io credo che con questo intervento tutti siano consapevoli che non si rafforza il welfare territoriale perché si vuole unicamente ridurre i costi. Ma mi chiedo: si riducono davvero i costi oppure non si riesce nemmeno a raggiungere questo risultato?»
E qui, numeri alla mano, Lazzeri cita proprioil Cosma e Damiano: «Analizziamo per esempio l’ospedale di Pescia in cui i posti letto ordinari sono 207, per un tasso di occupazione degli stessi nel 2012 del 73%. Quindi, secondo il parametro fissato dalla Regione, ci saranno sicuramente dei tagli. Analizziamo, allora, alcuni dati dei costi del presidio ospedaliero. Il totale costi della struttura è di 66.405.000 euro di cui per prodotti farmaceutici 3.703.000 euro, per il personale sanitario 32.796.000 euro, per il personale tecnico 4.057.000 euro, per il personale amministrativo 981mila euro, per cancelleria e supporti informatici 269mila euro. Andando a una valutazione sul livello qualitativo dei servizi erogati negli, ogni anno il Laboratorio Management e Sanità redige per la Regione una sorta di pagella delle strutture sanitarie. Secondo questa indagine l’ospedale di Pescia presenta alcune criticità. Citiamo per esempio alcuni parametri ritenuti non soddisfacenti dal Mes: la percentuale di dimissioni ospedaliere volontarie (su una soglia regionale di 1,229, Pescia si trova in fascia pessima con 2,06); la percentuale di parti indotti (a fronte di una media regionale di 18,30,Pescia si trova in fascia pessima col valore di 23,47); la percentuale di ricoveri ordinari medici brevi (ancora fascia scarsa con 25,69 a fronte di una media regionale di 20.848); la percentuale di pazienti con stessa diagnosi dimessi da reparti chirurgici (27,60 a fronte di una media regionale di 12,058 che colloca Pescia in fascia pessima).
«Questo – chiude il consigliere regionale – a nostro avviso dà una risposta chiara: il taglio dei posti letto non migliorerà i parametri negativi di cui sopra e non offrirà una sanità migliore, ma, vista la natura dei costi dei due ospedali, il taglio dei posti letto non comporterà un risparmio significativo dei costi. Ripeto con il taglio dei posti letto avremo una sola certezza: che quando ne avremo bisogno, ci mancheranno i posti letto».
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