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Ripulito e anche blindato l’ex palazzo della Sip
L’edificio di via Manin, abbandonato da anni, era diventato un rifugio per i rom Sono stati rimossi i giacigli e al cancello d’ingresso è stata piazzata una catena
MONTECATINI. Probabilmente adesso cercheranno un nuovo alloggio in qualche immobile inutilizzato, oppure proveranno ad aver ragione della catena piazzata al cancello d’ingresso. Intanto però – anche se quell’enorme complesso continua a rimanere vuote – dall’ex palazzo della Sip di via Manin sono stati rimossi i giacigli utilizzati, fino a pochi giorni fa, da Rom e senzatetto. Contemporaneamente, come detto, è stata piazzata anche una catena al cancelletto che consente l’ingresso alla parte coperta della struttura. Un tentativo, che solo il tempo dirà quanto efficace, per cercare di impedire l’accesso.
Del caso si era interessato anche il Comune che, pur non potendo intervenire direttamente (trattandosi di una proprietà privata), aveba sollecitato la Telecom a fare qualcosa. In realtà nemmeno la stessa compagnia telefonica era la referente diretta, pur trattandosi di un edificio di proprietà di quella che una volta si chiamava Sip. L’edificio infatti fa capo a una delle società cui le grandi compagnie, come Telecom appunto, si rivolge per far gestire il proprio patrimonio immobiliare non più utilizzato.
Insomma, chi temeva che la burocrazia potesse bloccare tutto è stato smentito, e nel giro di una decina di giorni una squadra di operai è stata fatta intervenire per rimuovere le tracce dei bivacchi e, contemporaneamente, cercare di bloccare l’accesso. Materassi, cartoni, resti di bottiglie, scarpe, ieri non c’erano più.
Gli “utilizzatori” di questo spazio, ossia i rom che gravitano nelle zone del centro e della stazione nel tentativo di tirare su qualche spicciolo chiedendo l’elemosina, al momento si erano limitati ad aprire il cancello, utilizzando gli spazi aperti (ma coperti dal resto dell’edificio) al piano terra, senza – pare – entrare dentro la struttura. Del resto la stagione lo permetteva. Ma il timore era che, senza alcun intervento, con l’arrivo dell’autunno qualcuno potesse provare anche a forzare gli ingressi che danno all’interno dell’immobile, un gigantesco edificio a tre piani che avrebbe potutoi conoscere – a due passi dal centro – lo stesso destino, per fare un esempio, dell’ex hotel Londra, diventato una sorta di rifugio per clandestini (fino alla decisione drastica di murare porte e finestre).
Risolto, almeno per il momento, il problema delle strane presenze adesso però, sul piatto, rimane la questione dell’utilizzo di quell’enorme edificio, uno dei tanti, troppi, scatoloni vuoti e inutilizzati che caratterizzano Montecatini. Uno stato di abbandono e degrado che finisce per legittimarne l’uso da parte di chi è senza un tetto.
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