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«Un milione dalle bollette e a Pescia solo spiccioli»
Il M5s replica al sindaco che si era detta contraria alla privatizzazione dell’acqua «Tornare indietro non è impossibile: tanti Comuni lo hanno già fatto»
PESCIA. «Il sindaco ha dichiarato di essere da sempre contraria alla privatizzazione dell’acqua, ma cosa ha fatto il primo cittadino per l’acqua pubblica comunale in quasi 5 anni di gestione politica?»: così il Movimento 5 Stelle pesciatino risponde al sindaco Roberta Marchi la quale, intervistata dal nostro giornale, in tema di ripubblicizzazione del servizio idrico si era detta favorevole a una gestione pubblica dell’acqua, ma aveva messo in evidenza come il mancato intervento del legislatore nazionale impedisse di fatto ai comuni di intraprendere qualsiasi azione a favore dell’estromissione dei soggetti privati nella gestione del servizio idrico.
«È falso – scrive il M5S nella sua nota di replica – diversi comuni hanno di fatto già ripubblicizzato la gestione dell’acqua, vedi Imperia, Napoli, Palermo, Piacenza, Reggio Emilia, tanto per citare alcuni casi, senza necessità di alcun intervento del legislatore nazionale. Ci sarebbe piuttosto da chiedersi come mai il sindaco non abbia ancora portato a termine la liquidazione del Consorzio Coad, subentrato alla precedente gestione comunale, che si protrae addirittura dall’11 aprile 2006».
Il Coad è il consorzio che si occupa della gestione del depuratore di Veneri, e che si trova in stato di liquidazione da anni.
«Il Comune di Pescia è nella gestione privata di Acque Spa, per una quota dell’0,80% – prosegue la nota dei 5 stelle – proprio tramite Coad, quindi la liquidazione congelata dall’ente, come risulta anche dagli atti di pianificazione comunali, per tutta la legislatura, porterebbe di fatto a dover riattivare una gestione comunale. Non si capisce poi quali siano i vantaggi per i cittadini dalla presenza del Comune di Pescia in Acque Spa, che a fronte di quasi un milione di euro annui trattenuti illegittimamente sulle bollette (quota di remunerazione del capitale investito) per le utenze private e per i vari comparti produttivi, il Comune riceve l’elemosina di un ritorno di utili, al netto dei costi assegnati all’ente pro quota per l’attività del gestore idrico, inferiori a 60 mila euro annui, tutto questo senza traccia d’investimenti sul territorio».
Infine, sull'affermazione del primo cittadino di avere concesso l’uso del suolo pubblico ai volontari dei movimenti per l’acqua gli attivisti pentastellati replicano: «Ci preme ricordare che la suddetta concessione è costata la bellezza di quasi 90 euro, a differenza di quanto accade in altri comuni della Valdinievole e della piana pistoiese nei quali è gratuita».
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