Meteo
«Acqua pubblica? Non dipende da noi»
Il sindaco Marchi esclude una compartecipazione del Comune per i rimborsi ai cittadini
PESCIA. Negli ultimi sei anni le tariffe dell'acqua sono aumentate del 33%. A renderlo noto è il rapporto - che ogni anno - l’osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva realizza sul servizio idrico integrato per uso domestico: acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione e quota fissa (o ex nolo contatori). Il caro bollette interessa soprattutto il centro Italia con aumenti del 47,1% rispetto al 2007. In questo contesto il ritorno alla gestione pubblica dell'acqua appare l'unica strategia funzionale ad ottenere un calo delle tariffe. Abbiamo domandato al sindaco di Pescia, Roberta Marchi, di illustrare il suo punto di vista sulla questione. «Personalmente sono stata da sempre contraria alla privatizzazione, convinta che la gestione dell'acqua deve essere pubblica – dichiara il sindaco – tanto più a Pescia, che può contare su una grande risorsa come l'acquedotto del Pollino. Ma fino a quando il legislatore nazionale non interverrà modificando le norme che di fatto hanno messo la gestione del servizio idrico nelle mani dei soggetti privati, sarebbe pura demagogia da parte mia o di altri intraprendere azioni contrarie alle leggi nazionali».
Eppure in questi anni molto è stato fatto in direzione della ripubblicizzazione dell'acqua, basti pensare all'azione dei numerosi comitati “acqua bene comune”, che dalla promozione del referendum ad oggi non si sono mai fermati per consentirne l'attuazione. «Sono tanti in Italia i referendum ancora inapplicati – commenta il sindaco – ad ogni modo se ad intervenire non è il legislatore nazionale, i comitati possono fare ben poco dal momento che i gestori privati ovunque hanno sottoscritto mutui per realizzare investimenti per diversi milioni di euro che in qualche modo dovranno ammortizzare». Chiediamo al sindaco se esclude anche una compartecipazione del Comune per restituire ai cittadini quanto è stato illecitamente prelevato agli utenti da parte dei gestori in bolletta. Nel caso di Acque spa si tratta del 18,20%, la cosiddetta quota di remunerazione del capitale investito, dovuta per i servizi di acquedotto, fognatura e depurazione, che l'esito referendario ha abrogato, ma che il gestore continua a percepire. «Il Comune ha concesso l'uso del suolo pubblico ai volontari che si occupano di sensibilizzare la cittadinanza – risponde la Marchi – altre forme di compartecipazione potranno eventualmente essere discusse in futuro».
Maria Salerno
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
