Il Tirreno

Montecatini

«Tanta paura, ma amo la maratona»

di Corrado Benzio
«Tanta paura, ma amo la maratona»

Paolo Rossi tornerà domani in Italia. Il titolare di Atman a Pescia racconta le sensazioni durante l’attentato

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PISTOIA. «Io con le maratone ho chiuso», scriveva Paolo Rossi all’1 e 53 di ieri mattina. Non aveva ancora chiuso occhio, era reduce dalla maratona (42 chilometri) e da quel finale che neppure nel peggiore sequel di Die Hard si poteva prevedere.

Nel pomeriggio di ieri, raggiunto al suo telefonino nella città dei Celtic, Rossi ci stava comunque ripensando: «Diciamo che ci rifletterò, ma non dico che sono scosso, stanotte ho anche dormito. Certo la paura è stata tanta».

Di quei pochi secondi dopo l’esplosione sul traguardo della corsa a Boston, Paolo Rossi, 48 anni, imprenditore di Pescia molto conosciuto in tutta la Valdinievole, ha scritto sul sito dei Rundagi (immaginiamo si pronunci: randagi) raccontando attimo per attimo quello che stava accadendo nella città più snob d’America, là dove ha sede il college di Harvard e dove le insegne delle logge massoniche sono all’ingresso delle città come da noi i circoli dei Lions e del Rotary. Insomma un mondo che abbiamo visto in tantissimi film, a cominciare da Come Eravamo con Redford e la Streisand, per proseguire con Mona Lisa Smile.

«Ormai sapete tutto quello che è successo – premette Rossi – dopo una gara veramente massacrante, ma esaltante

a partire dalla giornata, bellissima, ci sono state le doppie esplosioni al traguardo. Per fortuna che mia figlia Giulia che mi aspettava oltre le transenne mi è corsa incontro per fare con me gli ultimi metri prima della final line della maratone. Credo che quella fuga verso di me l’abbia salvata. Perchè si trovava vicino al cassonetto dove poi è stato ritrovato uno degli ordigni inesplosi».

Paolo Rossi, per chi ancora non lo sapesse. è titolare di un importante studio di consulenza per assicurazioni che ha sede a Lucca. E’ un personaggio molto noto anche da noi per la sua attività di sportivo. Gli amici lo hanno ribattezzato Jean Paul. Tutto sembra per la sua somiglianza con il grande attore italo-francese Jean Paul Belmondo.

Ma lui è ormai celebre anche in tutta Italia – almeno nel mondo dei gourmet – per essere il patron di Atman, il ristorante da lui aperto in centro storico a Pescia. Qui è riuscito ad avere come chef Igles Corelli, uno dei più grandi e famosi cuochi d’Italia.

Un uomo di successo Paolo Rossi, che dice avere avuto paura, anzi terrore.

«Potete immaginare quello che ho visto, i feriti, la gente che urlava, le ambulanze che arrivano sul traguardo. Sembrava quasi di essere un film, in una delle tante pellicole che si girano sugli attacchi e sugli attentati terroristici».

Ecco qual’è il clima che si respira in queste ore a Boston, la città è blindata? C’è polizia ovunque, come si vede da certi servizi anche sulle televisioni italiane.

«No, la città che vediamo noi è tranquilla. C’è polizia in giro, ma la città è assolutamente tranquilla».

Lì ascolterete anche i canali privati, locali della città. Cosa dicono della matrice dell’attentato? Cosa dicono oltre quello che vediamo anche noi su Cna o sugli altri canali come Sky?

«Si parla, ma penso come in Italia dell’islamismo fanatico. Ma anche di una possibile matrice interna. Ieri sera ho ascoltato anch’io il presidente Obama che parlava alla Nazione. Ha detto che i colpevoli verrano presi. Altro francamente non so».

E gli amici, i colleghi si sono fatti vivi con lei. Igles Corelli ha chiamato?

«Igles mi ha inviato un messaggio per sapere come stavo. Poi ho sentito casa e anche l’organizzatore di noi Rundagi Ma soltanto per tranquillizarli di quanto stessi bene. Io e gli altri membri della comitiva.

La notte dopo l’attentato, ovvero ieri, è riuscito a dormire? So che siete arrivati i hotel percorrendo strade secondarie.

«Certamente che ho dormito. Deve immaginare che io ho corso per 42 chilometri. Oltre la grande tensione c’era anche una grande stanchezza. In tutti noi. Poi dovevamo

comunque tranquillizare nostra figlia».

Quando rientrerà in Italia la sua comitiva?

«Il volo parte domani (oggi per chi legge) sarà in Italia per giovedì».

Pronto a rientrare al lavoro e a decidere, ma immaginiamo con calma se tornare ad allenarsi per correre, magari per una nuova maratona negli Stati Uniti.

Intanto sul sito dei Rundagi si sono succeduti gli auguri per lo scampato pericolo per il grande Jp come lo ha definito qualcuno. Tantissimi amici

sapevano della trasferta del gruppo nel Massachusets e qaundo in Italia è arrivata la notizia dell’attentato, tutti si sono collegati con il sito per sapere se la carovana italiana

stava bene. Rassicurazioni che Rossi ha inviato agli amici fin dai primi momenti dopo la doppia esplosiione sul traguardo di Boston.

Intanto anche in Italia sono state rafforzate le misure di sicurezza, soprattutto sugli obbiettivi americani. A partire da camp Derby a Tirrenia per proseguire con il consolato Usa a Firenze.

Qualcuno accenna al fatto che la prossima maratona sarà quella di Londra, altra città nel mirino dei terroristi. Ma c’è già chi sat organzizando la trasferta per l’Inghilterra. Alla faccia della paura.

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