Il presidio
La “Banchina” promuove l’Accademia Scalabrino
Sono ventitré le opere che saranno in mostra a partire da martedì prossimo Ma il progetto prevede il recupero e la valorizzazione di una collezione più ampia
MONTECATINI. Il passato (recente) era quello di un’Accademia Scalabrino abbandonata a se stessa e talvolta “saccheggiata” di alcune opere (ma qui la magistratura sta facendo il suo corso); il presente parla di una mostra che aprirà martedì nella saletta soci della sede del Credito Cooperativo e della catalogazione completa delle opere (oggi portate tutte nel caveau della banca); il futuro partirà a breve, con i lavori di ristrutturazione dell’immobile dell’Accademia e la sua trasformazione in uno spazio polivalente nel 2014, quando è prevista la riapertura al pubblico.
È questa, in sintesi, la storia degli ultimi anni del museo di viale Diaz, la cui sede è stata acquisita lo scorso anno dal Credito Valdinievole, mentre le opere entreranno presto in possesso della Fondazione della “Banchina”. Partiamo dall’evento più a breve termine. La rassegna dedicata alle opere dell’accademia prenderà il via da martedì e sarà visitabile fino al 31 gennaio. Una mostra elegante, l’assaggio di una preziosa e vasta collezione che presenta in questa occasione 23 opere, tra le quali quattro sculture e un raro busto di Giuseppe Verdi. «È l’inizio di un percorso - spiega il presidente della Fondazione, Valentino Pieri - che ci porterà al recupero e alla valorizzazione dell’intera collezione dell’accademia. Il filo d’Arianna dell’esposizione è Montecatini e ogni opera è in qualche modo legata al nostro territorio». Le 23 opere della rassegna, pur non essendo in assoluto le più importanti, rappresentano efficacemente la grande varietà e ricchezza tematica della collezione. Dal busto di Verdi e da tutto quel che ci racconta in termini del suo rapporto con la città, la mostra si snoda in un elegante percorso in cui si scoprono la bellezza e la poesia di Galileo Chini, il ritratto del dottor Pietro Grocco (medico di fiducia di Verdi), un piccolo saggio del talento di Pietro Annigoni, alcuni disenbi di Lorenzo Viani, i quadri legati al “Maggio Mirò”.
Intanto il professor Paolo Bellucci ha inventariato tutte le opere (638 più 83 sculture) provenienti dall’Accademia. «Il nostro scopo - spiega Pieri - è quello di recuperare l’intero corpus artistico e riportarlo alla sua originale bellezza per restituirlo intatto, nel suo valore universale, alla comunità». La ristrutturazione dell’accademia sarà affidata ad aziende e professionisti locali con l’obiettivo di farne una struttura polifunzionale: non un museo statico ma un ambiente proiettato nel futuro, con elasticità negli spazi e una parte destinata ad attività della banca (si pensa di aprirvi uno sportello bancomat e di farvi le riunioni del cda).
David Meccoli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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