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Madre in lotta per riabbracciare il figlio affidato ai servizi sociali

Madre in lotta per riabbracciare il figlio affidato ai servizi sociali

VALDINIEVOLE. L'associazione Donne per la Sicurezza Onlus ha deciso di affiancare una mamma impegnata nella sua battaglia per riavere con sé il proprio figlio, di 8 anni e mezzo, affidato dal...

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VALDINIEVOLE. L'associazione Donne per la Sicurezza Onlus ha deciso di affiancare una mamma impegnata nella sua battaglia per riavere con sé il proprio figlio, di 8 anni e mezzo, affidato dal Tribunale di Firenze ai servizi sociali del distretto di Valdinievole.

«Tale battaglia trae origine dal fatto che, nonostante il Tribunale per i Minorenni di Firenze, nel 2010, abbia disposto l'affidamento del minore in questione ai servizi sociali, lo stesso diede anche loro il preciso incarico di porre in essere interventi di sostegno e controllo finalizzati anche al recupero della capacità genitoriale degli stessi genitori – spiega l’avvocato Marco Valerio Verni –. Ebbene, ad oggi, di tutto questo pare non esservi traccia. Non vi è dubbio che, in certi casi sia opportuno, per un bambino, essere momentaneamente affidato a strutture terze rispetto alla famiglia di origine: ma è altresì vero che esso poi non possa essere abbandonato ad esse. E che il personale ad esse preposto debba porre in essere tutti i protocolli terapeutici e di sostegno possibili per mantenere, recuperare o migliorare il rapporto tra il bambino ad essi affidato ed i suoi genitori. Ciò nel pieno rispetto del diritto naturale alla genitorialità, che dovrebbe essere garantito anche attraverso un controllo stretto e costante sull'operato dei servizi sociali che, invece, nel tempo, si sono visti aumentare a dismisura i loro poteri discrezionali, a discapito della serenità delle famiglie ed, in particolare, dei minori ad essi affidati.

Il legale annuncia di voler approfondire cosa è stato fatto a livello di «interventi di sostegno e controllo finalizzati al recupero della capacità genitoriale degli stessi genitori. Ebbene, ad oggi, di tutto questo pare non esservi traccia di alcun progetto.

Il bimbo, stando a quanto riferito dalla mamma, attualmente risiede in una "struttura familiare" gestita da un prete e da una educatrice, la quale non vive nella struttura ma il suo turno è di circa 6 ore lavorative giornaliere. Vive insieme ad altri 3 ragazzi che hanno il doppio della sua età. «Mi spieghino i servizi sociali come sia possibile un corretto sviluppo del bambino in queste condizioni» chiede l’avvocato.

La mamma, continua il legale, è una donna distrutta dal dolore, e dalla preoccupazione di vedere il proprio figlio che, in ogni occasione, piangendo disperatamente, le chiede di poter tornare con lei, nella loro casa. «Ma è anche una donna forte, che vuole andare fino in fondo a questa vicenda» conclude l’avvocato.

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