Mobilitazione della zona Sud contro la barriera
MONTECATINI. «La recente insolita loquacità di Franco Pazzaglini merita di essere raccolta prima che torni ad ermetico mutismo. Si lagna il segretario Pd che la città non riesca più a sognare e però...
MONTECATINI. «La recente insolita loquacità di Franco Pazzaglini merita di essere raccolta prima che torni ad ermetico mutismo. Si lagna il segretario Pd che la città non riesca più a sognare e però molto in fretta mette in guardia dal sogno spinto. Dice: “per non parlare dell'interramento della ferrovia, un'utopia”. Non so come abbia stabilito i confini fra sogni leciti e non ammissibili, ma certo è che delle tecniche di intervento sulla ferrovia vogliamo invece parlare. Lo chiedo da due anni, e zitto lui, zitto il circolo sud del Pd». Non ci sta Valdemaro Pellegrini, architetto ed ex assessore della giunta Messeri, a rimettere in un cassetto tutti i progetti per eliminare la barriera della ferrovia che divide la zona nord da quella sud. E l’intervento del segretario del Pd gli pare un addio per sempre.
« Si lagna ancora il manager Mp (sempre Pazzaglini, ndr) che la città preferisce dividersi su tutto. Verissimo, ma da che pulpito! Non è forse Pazzaglini il primo portatore della sciagurata volontà di irreversibile divisione fisica della città? Lo spieghi, non è possibile che un tecnico qual è non legga l'assurdità progettale di scavalco con obbligatori ascensori per pedoni e spericolate rampe aeree per cicli (l’ultimo progetto per il parcheggio ex Lazzi, presentato da Mp, ndr). Deve chiedersi se ha sognato un incubo per conto terzi, che poi siamo tutti noi 6.510 cittadini che ci viviamo. Tanto per aprire il confronto è bene ricordare che già dall'origine la proposta di interramento era solo una soluzione tecnica, che allora parve la migliore. Si trovi pure un'altra tecnica, si riprenda quella di sopraelevazione ferroviaria, ma che raggiunga l'identico obbiettivo.Nel frattempo il segretario trovi lo slancio per narrare ai cittadini la sua visione della parte di città non turistica. L'alternativa è la mobilitazione della zona con movimenti e liste proprie».
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