Il Tirreno

Montecatini

Usura e riciclaggio in cella ex albergatore «Affiliato ai Casalesi»

di Pietro Barghigiani
Usura e riciclaggio in cella ex albergatore «Affiliato ai Casalesi»

Per la Guardia di finanza aveva il ruolo di esattore e segnalava ai capi clan casi di imprenditori in crisi

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MONTECATINI. Se il clan dei Casalesi fosse un’azienda, Franco Sicuranza sarebbe l’agente esclusivista di zona.

Un rappresentante perfetto per seguire i “clienti” e sollecitarne la puntualità dei pagamenti, ma anche pronto a cercarne di nuovi per ampliare il business alimentato dai soldi prestati a tassi usurari.

Il Gico della Guardia di finanza usa una metafora imprenditoriale per spiegare il ruolo del 48enne ex albergatore e in passato con interessi nell’edilizia, originario di Prato, ma residente a Montecatini, arrestato ieri mattina, con altre quattro persone, nell’ambito dell’operazione “Diamante”.

Le accuse per tutti vanno dall’usura all’estorsione con l’aggiunta dell'esercizio di abusiva attività finanziaria. Il tutto messo in pratica ricorrendo alle intimidazioni tipiche del metodo mafioso.

Secondo la Finanza sarebbero nove, al momento, gli imprenditori e i commercianti “strozzati” in Toscana.

Tra questi anche il titolare di un albergo della periferia montecatinese che già a settembre era stato inserito tra le vittime di un’analoga inchiesta, la “Apogeo” con radici in Umbria e che vedeva sempre i Casalesi muovere soldi e mattoni. All’epoca al Tirreno disse: «Non sono una vittima di usura e nessuno mi ha mai minacciato».

Oltre a Sicuranza sono stati raggiunti da un misura di custodia cautelare in carcere anche Paolo Chioccini, 66 anni, di Firenze e Giuseppe Faraoni, 66 anni, di Scandicci. Stesso provvedimento, notificato in cella, anche per Angelo Russo, 38 anni e Pasquale Tavoletta, 40, di Villa Literno, già coinvolti in un’operazione contro il riciclaggio otto mesi fa per una serie di investimenti tra Perugia e Montecatini.

«Siamo in presenza di un’organizzazione criminale, ben inserita all'interno del noto "Clan dei Casalesi" – spiega il tenente colonnello Antonino Raimondo, comandante del Gico di Firenze – che ha avuto un ruolo di primo piano nelle zone della provincia di Caserta, soprattutto nella gestione di sale da gioco e scommesse».

La Toscana e Montecatini, quindi, come terra fertile in cui riciclare denaro accumulato in Campania.

La ragione sociale dei Casalesi prevedeva investimenti in attività in crisi con prestiti a tassi di interesse che per l’accusa oscillavano dal 46 al 405 per cento.

Quando poi le vittime non riuscivano a far fronte alle pressanti richieste, spuntavano anche le armi per convincere gli usurati a onorare gli impegni assunti.

Per la Finanza gli arrestati non esitavano, inoltre, a "sistemare" le cose di persona, raggiungendo ovunque le proprie vittime, spesso a bordo di auto di grossa cilindrata, tra le quali anche una Ferrari, accompagnati da veterani della malavita casertana, la cui sola presenza consentiva ai “creditori” di dettare le proprie condizioni.

Stando agli investigatori Sicuranza svolgeva un ruolo di raccordo tra i Casalesi e i debitori ai quali venivano ricordate le scadenze dei titoli di credito post-datati e rinnovati in caso di difficoltà a saldare i conti.

Afferma il capo del Gico: «Diciamo che era l’esattore di zona che agiva in nome e per conto dei Casalesi e aveva anche il compito di segnalare eventuali casi di imprenditori in crisi». L’interrogatorio di garanzia con il gip Michele Barillaro è previsto per domani.

Sicuranza, assistito dagli avvocati Costanza Malerba e Federico Febbo, si trova detenuto nel carcere di Sollicciano.

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