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Il rilancio parte dall’attenzione ai nostri negozi
Il presidente Unim: «Stop ai supermercati che alla fine fanno perdere posti di lavoro»
MONTECATINI. «I negozi tengono viva la città, consentono a tante famiglie di tirare avanti e di portare ricchezza al territorio e danno posti di lavoro. Assai di più, nel complesso, di quelli che offrono i centri commerciali la cui apertura continua ha creato grandi difficoltà al dettaglio e, a gioco lungo, ridotto anche l’occupazione. I commercianti e le loro attività vanno aiutati, nell’interesse di tutti, non solo della categoria».
Luciano Masini, presidente dell’Unim (Unione imprenditori), non ha dubbi: accanto al turismo e alle Terme, sta nel rilancio del commercio il futuro di Montecatini e di tutto il territorio.
«Davvero è un momento difficile, dal quale a mio avviso si può uscire solo con uno sforzo comune e coordinato. Gli imprenditori devono avere – proprio ora – il coraggio di innovare e investire, puntando sulla massima qualificazione; i politici e gli amministratori locali devono individuare le giuste strategie per riportare all’attenzione di tutti la città e garantire servizi adeguati a chi ci abita, ci lavora e ci viene per turismo; le banche devono smetterla di negare a tutti e comunque i finanziamenti necessari – aggiunge Masini –. La nostra terra ha tutto per essere considerata un’eccellenza: le acque salutari, i complessi termali, il verde, le bellezze architettoniche, la posizione, la storia, la gastronomia, i prodotti dell’agroalimentare, la quiete. Dobbiamo riappropriarci di questi valori e, soprattutto, dobbiamo saperli comunicare e promuovere».
Dopo tanta attesa, la Bnl ha sbloccato il finanziamento per portare avanti il progetto Fuksas per la grande piscina termale. Auguriamoci che davvero il cantiere riparta e che quanto prima ci possa essere questa nuova, grande attrattiva. È sufficiente per recuperare il terreno perduto?
«È indispensabile, ma non sufficiente. La scelta della piscina andava fatta venti o trenta anni fa, quando invece si decise di investire per il salone Portoghesi. Potevamo essere primi, oggi arriviamo ultimi ad offrire anche un servizio ludico oltre alle cure termali. In ogni caso il progetto Fuksas, una volta realizzato, ridarà certo slancio, anche se la piscina può ospitare 500 persone, mentre al Tettuccio si avevano 5-6mila passaggi al giorno. Credo che sia irrinunciabile affiancare, alla costruzione della piscina, il rilancio delle cure termali. Alla fine il nostro tesoro sono le acque, ma le loro virtù vanno promosse meglio».
Anche lei pensa che nella gestione e nella comunicazione delle attività termali ci siano problemi di managerialità?
«Non soltanto lì. Anche l’amministrazione comunale difetta di competenze: credo ad esempio che assessore al turismo dovrebbe essere un manager di provata esperienza e capacità. E sarebbe poi urgente l’istituzione di una struttura professionale mirata alla individuazione degli eventi da calendarizzare in maniera coordinata lungo tutto l’arco dell’anno, alla comunicazione, alla promozione e all’accoglienza».
Altre richieste per gli amministratori?
«Più coraggio e fantasia per valorizzare il tesoro che abbiamo e per recuperare la cultura dell’accoglienza che parte dalla cura della città e dalla pulizia per arrivare alla sicurezza. Vede, nonostante il grande impegno delle forze dell’ordine, che ringrazio, a Montecatini si ha la percezione di una città insicura, anche se il nostro centro non è diverso dagli altri. Più illuminazione, più pattuglie in giro aiuterebbero a far sentire tranquillo chi passeggia per le strade anche di sera».
Chiedete sforzi e cambio di passo alla Società delle Terme, agli amministratori comunali e alle banche. Ma i commercianti non devono far niente?
«Anche la nostra categoria deve attivarsi e dare il suo contributo per rendere la città più accogliente e servita meglio. Stiamo ad esempio affrontando la questione degli orari di apertura. A parte il fatto che con le nuove norme ciascuno è libero di aprire quando vuole, anche noi riteniamo da valutare con attenzione la possibilità – almeno nei mesi caldi – di protrarre l’apertura fino alle 23. Negli alberghi la gente arriva intorno alle 18-19; cena e poi esce. Se trova i negozi aperti, può fare acquisti. Si potrebbe allora verificare, tutti insieme, se non convenga nel pomeriggio aprire più tardi per tenere aperto anche dopo cena. Per molte attività a conduzione familiare sarebbe un disagio evidente, ma in tempi di crisi credo che, a fronte di maggiori incassi, la categoria risponderebbe all’appello. Intanto mi auguro che, come sembra, la giunta decida di lasciare la città aperta fino alle 23».
Come mai una parte di albergatori spinge invece perché la chiusura scatti alle 21?
«I pullman hanno sempre accesso agli alberghi, anche nella Ztl. Per molti hotel non c’è quindi un problema di orari: loro i clienti li vedono arrivare comunque e pensano di far cosa gradita facendogli trovare la città chiusa alle auto per la passeggiata dopo cena. Ma per ristoranti, cinema, locali pubblici lo stop alle 21 sarebbe una iattura, perderebbero certo clienti, come si è già avuto modo di verificare. Inoltre è anche una questione di equità: si vuole davvero una città pedonale dalle 21? Allora chiudiamo per tutti, anche per i pullman che vanno agli alberghi. Non credo che, in questo caso, chi ora invoca lo stop anticipato continuerebbe a farlo. Se comunque arrivassimo a istituzionalizzare le aperture serali, sarebbe indispensabile prevedere nuovi eventi, manifestazioni e iniziative per richiamare gente».
Apam e Asshotel non firmeranno il protocollo d’intesa con il Comune per la Ztl. L’Unim che posizione ha?
«Nemmeno noi firmeremo. Non perché siamo contrari alla pedonalizzazione, ma perché pensiamo che la Ztl sia un punto di arrivo e non di partenza. Bella la città senza auto, ma chi vuol accedere al centro dove trovare parcheggi nelle adiacenze e, soprattutto, segnaletica, display e navette. Solo così la Ztl è un vantaggio per tutti. Altrimenti per i commercianti è una rimessa: dati certi e verificati hanno indicato in un calo tra il 30 e il 40% la flessione negli incassi dei negozi durante l’esperimento del traffico limitato. Andrebbero riviste le modalità di attuazione, riducendo anche l’area all’interno dei varchi. Leggo che il sindaco prende atto delle nostre osservazioni, ma è deciso ad andare avanti. Per i negozi sarà un danno».
Non ci potrebbe essere maggiore collaborazione da parte vostra?
«Siamo pronti a darla, abbiamo già pensato a dotare i negozi di biglietti che coprono il costo delle navette per i clienti. Resta il fatto che a scelte che incidono così tanto sulle attività si dovrebbe arrivare attraverso la concertazione».
Ztl a parte, cos’altro andrebbe modificato nella politica del Comune?
«L’attenzione al dettaglio in genere. La grande distribuzione lo sta stritolando, eppure ci pare di capire che l’apertura della nuova Esselunga non porterà alla chiusura di quella attuale, come era stato concordato. Il territorio è saturo di centri commerciali, bisogna favorire i negozi di vicinato, non i colossi. E serve anche un piano di rilancio per i mercati, in particolare per il bellissimo mercato coperto. Auspichiamo poi che si anticipino i tempi per estendere le migliorie all’arredo urbano: c’è un progetto, ma i tempi sono lunghi. Gli interventi sono necessari subito».
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