Il Tirreno

Montecatini

La proposta DI CRISAFULLI

«La Lega rinuncia ai rimborsi? Li usi per chi ha bisogno»

«La Lega rinuncia ai rimborsi? Li usi per chi ha bisogno»

I soldi della Lega in beneficenza? Ben venga, noi siamo a disposizione. Chi parla è Pietro Crisafulli, presidente dell’associazione “Sicilia Risvegli Onlus”, e fratello di Salvatore

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MONTECATINI. I soldi della Lega in beneficenza? Ben venga, noi siamo a disposizione. Chi parla è Pietro Crisafulli, presidente dell’associazione “Sicilia Risvegli Onlus”, e fratello di Salvatore, padre in coma dal 2003 che per questo motivo è inchiodato a letto ormai da nove anni.

Pietro, che attualmente vive a Monsummano e che da sempre si batte per la dignità di queste persone in coma, spesso abbandonate dalle istituzioni senza un’adeguata assistenza, lancia un appello.

«La Lega Nord – scrive Crisafulli – vuol rinunciare all’ultima tranche dei rimborsi di 12 milioni di euro e devolverli in beneficenza? Bene, noi siamo qua ad aspettare. Si facciano avanti perché ci sono tante persone che hanno bisogno di quei soldi pubblici che finiscono nelle casse dei partiti e poi, come abbiamo visto nelle ultime vicende, in mano a persone che li utilizzano solo per il proprio personale beneficio».

«Se tutti quei milioni – prosegue – sperperati sulla nostra testa per auto, ristoranti donne e hotel di lusso fossero utilizzati per aiutare queste persone in gravissime condizioni, e anche le loro famiglie che spesso fanno enormi sacrifici per andare avanti, molti casi non dico che si risolverebbero, ma potrebbero avere un’assistenza molto più concreta. Voglio vedere se questa volta i politici passano ai fatti: la nostra associazione sta seguendo, solo a Catania, 47 casi disperati di persone (bambini compresi) che hanno bisogno di assistenza medica, ma anche economica, e abbiamo il grande progetto di far sorgere un Centro Risvegli in Sicilia. Solo con una piccola parte di quei rimborsi elettorali potremmo realizzare questo grande sogno. È arrivato il momento di fare qualcosa, altrimenti è più semplice diffondere la cultura di quella condizione di “non ritorno” che porta a pensare all’eutanasia per i casi così disperati».

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