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Niente cremazioni, le imprese funebri lanciano un Sos

Niente cremazioni, le imprese funebri lanciano un Sos

Tempi di attesa lunghissimi e salme “parcheggiate”. Servono anche le celle frigo per le situazioni di emergenza

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BUGGIANO. Sono sempre di più le persone che, per il momento del trapasso, scelgono la cremazione al posto dell’inumazione. Una scelta che però, da qualche mese, nella nostra provincia è diventata quasi impraticabile. Da quando, in seguito all’analisi dei fumi, è stato chiuso il forno crematorio di Pistoia, lo scorso dicembre.

A lanciare l’allarme, insieme a un Sos alle amministrazioni pubbliche, è uno degli impresari funebri più importanti della Valdinievole, Andrea Romualdi, di Buggiano, che ha scritto anche all’Urp della Regione. «La mia lettera interpreta un malessere diffuso nel nostro settore – spiega Romualdi – per tutte le imprese funebri della nostra zona è un’impresa riuscire a fare una cremazione, perché non esistono praticamente alternative. Il forno crematorio di Pisa è chiuso, quelli di Livorno e Massa accettano solo le salme della loro provincia, come di fatto anche Firenze (dove sono riuscito a far effettuare una cremazione, ma solo per un caso fortunato). L’unica alternativa è Arezzo».

Aumentano le distanze e aumentano anche i costi, rischiando di annullare uno degli aspetti positivi della cremazione, rappresentato proprio dalla sua economicità rispetto alla sepoltura. Ma l’aspetto più importante non è questo, anche perché solitamente la scelta della cremazione non è dettata da motivi economici. Il problema è rappresentato dai tempi lunghi, dal rispetto che si dovrebbe avere per chi non c’è più.

«Occorre tener conto delle disponibilità del forno crematorio – prosegue Romualdi – e i tempi si dilatano a dismisura. Basti pensare che per la cremazione di una persona defunta sabato scorso ho avuto la disponibilità per la cremazione al 23 aprile. Noi imprese funebri siamo costrette a “parcheggiare” le salme nei cimiteri, con tutti i disagi, facilmente immaginabili, che tutto questo può comportare».

Insomma, serve una soluzione, anzi, ne servono due: una tampone e una definitiva.

«Una soluzione momentanea – continua Romualdi – e per la quale sto cercando di sensibilizzare i Comuni, è quella di acquistare delle celle frigo per emergenze del genere. A Uzzano mi risulta che qualcosa del genere sia stato fatto, e sulla questione ho riscontrato una certa disponibilità anche dal Comune di Buggiano. Ma la vera soluzione può essere solo la riapertura del forno crematorio. Personalmente mi sto impegnando acquistando casse con vernici e stoffe atossiche in caso di incenerimento, così come consiglio ai parenti di far indossare alla salma solo tessuti in fibre naturali».

Ìn ogni caso una soluzione va trovata, per motivi pratici e, soprattutto, per rispetto dei nostri morti.(l.s.)

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