Il Tirreno

Montecatini

Coniugi massacrati, fascicolo riaperto

Pietro Barghigiani
Sergio Galassi e la moglie Silvana Di Vita
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Sergio Galassi e la moglie Silvana Di Vita

L'Unità delitti insoluti indaga sugli omicidi del ristoratore Galassi e della moglie

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 MONTECATINI. Li trovarono nel salotto di una villa con mani e piedi legati e un foro in testa provocato da un colpo di pistola. Per più di 23 anni gli investigatori hanno cercato di individuare gli autori di quella che apparve come un'esecuzione bestiale: due coppie di coniugi, tra le quali una di Montecatini, uccise per un movente misterioso e, soprattutto, da assassini ancora senza nome.  Era il 9 maggio 1988 e l'episodio passò alla storia della cronaca nera come la strage di Sant'Andrea in Besanigo sulle colline di Coriano a Rimini. Da allora microscopi e laboratori della scientifica si sono evoluti e le tecniche di lettura della scena del crimine in stile Csi possono dare una speranza agli investigatori.  La notizia è che la questura di Rimini ha riaperto il fascicolo sugli omicidi di Luigi Pagliarani, 60 anni, della moglie inglese Patricia Schofield, di 58 e dei montecatinesi Sergio Galassi, 66 anni e Silvana Di Vita, di 59.  Cold case. Il "caso freddo" non è destinato a sparire sotto una coltre di polvere. Il fascicolo è sulla scrivania degli investigatori della questura romagnola che in questi giorni sono in contatto con l'Unità delitti insoluti del servizio centrale operativo del ministero dell'Interno. Parte dei reperti si trova a Rimini, altri sono negli archivi della questura di Forlì.  Caso riaperto. «È vero, stiamo valutando di nuovo il caso - conferma il questore di Rimini, Oreste Capocasa che all'epoca era commissario e fu tra i primi ad arrivare sul luogo dei delitti -. Sfruttando le nuove tecnologie si possono ottenere spunti investigativi impensabili all'epoca del fatto. Dagli eventuali riscontri in laboratorio potremmo avere risposte utili per fare nuove supposizioni a livello di indagine. Penso all'analisi degli abiti delle vittime o al materiale usato per legarle». E tra il materiale a disposizione ci sono anche i cinque bossoli 7.65 trovati sul pavimento della sala accanto ai corpi e il fucile rubato e poi ritrovato nelle vicinanze della villa. Ma l'attesa è per le tracce biologiche e dal Dna che si potrà estrarre anche se sono passati più di 23 anni.  La mattanza. Nella villa non vennero riscontrati segni di effrazione. Per gli inquirenti le vittime conoscevano le persone che una volta in casa le hanno ammazzate lasciando tracce di sangue ovunque. Pagliarani e la moglie furono trovati incaprettati e stesi a terra in salotto. Galassi, l'amico di Pagliarani, era sdraiato sul divano con un plaid sulle gambe. Dalla fronte scendeva un rivolo di sangue. A terra, accasciata sul divano, c'era la moglie, Silvana Di Vita, anche lei assassinata con un colpo in testa.  Nella stanza accanto, nella camera da letto, un caos indescrivibile. Ogni cosa era stata gettata per aria e la cassaforte era aperta e vuota. Anche dalle altre stanze mancavano gli oggetti di valore. Il questore Capocasa in tutti questi anni ha accreditato l'ipotesi della rapina finita male «fatta da qualcuno che era stato riconosciuto e poi aveva dovuto fare fuori le persone che lo avevano visto». Sul caso indagò anche Scotland Yard.  Chi erano. Luigi Pagliarani era partito da Rimini per fare il lavapiatti in Inghilterra dove aveva fatto fortuna nella ristorazione. D'estate tornava sulla costa romagnola. Una volta cedute le attività si era messo a produrre vino. Stesso percorso dell'amico con cui alla fine ha condiviso anche il medesimo tragico destino per Sergio Galassi. Emigrato in Inghilterra aveva iniziato la propria attività come cuoco per arrivare alla conduzione di prestigiosi ristoranti e più volte fu socio di Luigi. Arrivati alla pensione anche i coniugi Galassi erano rientrati in Italia e avevano acquistato una villetta a Massa Cozzile. Il 28 aprile si trovavano in riviera, alloggiavano in un albergo a Riccione e quella sera erano ospiti di Luigi. Il giorno dopo sarebbero tornati a Massa Cozzile. Dopo 23 anni forse si apre uno spiraglio per scoprire chi li ha uccisi.

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