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Montecatini

Leopoldine: il costo sale a 26 milioni

David Meccoli
<b>IN VENDITA. </b>La Palazzina presidenza Fideuram in viale Diaz dovrebbe fruttare un milione
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IN VENDITA. La Palazzina presidenza Fideuram in viale Diaz dovrebbe fruttare un milione

Nuovo piano di dismissioni degli immobili per far ripartire il finanziamento delle banche

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 MONTECATINI. In tre anni i costi dei lavori alle Leopoldine sono cresciuti di oltre 11 milioni di euro fino a toccare, sommati a quelli relativi alle Redi, la cifra di 39 milioni e mezzo. E' quanto emerge da un aggiornamento del piano industriale che verrà discusso stasera in consiglio comunale dove, tra le altre cose, potrebbe anche essere proposta la cessione del teatro Verdi.  L'aggiornamento del piano degli investimenti si è reso necessario in quanto l'ormai famoso contratto di finanziamento del valore di 33,8 milioni, stipulato nel dicembre del 2008 con il pool di banche guidate da Bnl, necessitava di una revisione dovuta ai maggiori fabbisogni emersi in questi anni. Non ultimo, l'accantonamento nel fondo rischi di 860mila euro dovuto al contenzioso aperto con l'ex amministratore delegato della società, Nicola Fortunati.  I costi lievitano. Ma le Terme hanno anche dovuto far fronte a minori introiti, rispetto a quanto preventivato, sul fronte delle dismissioni immobiliari. Inoltre, rispetto al piano del 2008 e con riferimento alle sole Leopoldine, sono cresciuti i costi relativi alla fase progettuale dello studio Fuksas (addirittura la "parcella" per l'architetto, di quasi un milione di euro, era stata del tutto dimenticata) e di altri progettisti (quasi 1,5 milioni), alla direzione dei lavori (idem come sopra, e qui si sfiora il milione e mezzo), ai lavori prettamente edili (quasi 3,5 milioni), alle opere di restauro (anche qui siamo ben sopra 1,5 milioni in più), all'impiantistica (oltre 3 milioni) e agli arredi (600mila euro). Totale: oltre 11 milioni che portano il costo delle Leopoldine dai 15 milioni del 2008 agli attuali 26.  Piano ricavi. Per fronteggiare pertanto i nuovi fabbisogni, il piano aggiornato dei ricavi ottenuti dalle vendite di immobili dismessi passa da 20 a quasi 30 milioni di euro. Finora le vendite hanno fruttato quasi 11 milioni e mezzo (5 solo nell'anno in corso). Aumentano le cifre, ma aumentano anche i tempi, visto che le Terme si prendono fino a tutto il 2014 per portare a termine il piano di dismissioni. Prima, ovviamente, serve la nuova destinazione d'uso degli immobili da alienare, visto che così come sono possiedono un appeal non troppo forte.  Regione e Comune. Al fine di farsi riaprire i rubinetti del finanziamento da parte del pool di banche (il cui stop arrivato lo scorso febbraio ha causato l'interruzione dei cantieri alle Leopoldine a partire da aprile), le Terme fanno affidamento anche sull'aumento di capitale da parte della Regione (3 milioni nel 2012 e 3 nel 2013) nel caso di un mancato raggiungimento degli obiettivi del piano di dismissione, e sull'aumento di capitale da parte del Comune (824mila euro ai quali aggiungere 1,5/2 milioni per l'acquisto della pineta o dell'ex Imbottigliamento, e 4,5 milioni derivanti dalla tassa di soggiorno triennale).  La Cmsa deve riscuotere. Una ulteriore via d'uscita potrebbe essere ricercata nella "buona volontà" della Cmsa (capofila dell'Ati che ha in appalto la realizzazione delle Leopoldine): la cooperativa di Massa Cozzile ha infatti già presentato offerte per l'acquisto di immobili termali per un totale di 2,2 milioni e sta valutando la possibilità di partecipare anche ai futuri bandi di vendita. La condizione per far ripartire i lavori posta dalla Cmsa è quella di poter riscuotere almeno le ultime due fatture del 2010, per un totale di quasi 2 milioni.

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