Ventiquattro anni a Maurizio Roviezzo, 15 al fratello Samuele e 16 a Fastella
Omicidio Galdi, la Cassazione conferma tutte le condanne
Pietro Barghigiani
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Michele Galdi: la vittima del tentativo di rapina 2 MINUTI DI LETTURA
MONSUMMANO. La Corte di Cassazione scrive il capitolo finale sull'assassinio di Michele Galdi, il pensionato di 84 anni ucciso la sera del 21 febbraio 2008 nel cortile della sua abitazione in via del Fossetto. La Suprema Corte ha confermato la sentenza d'appello per i tre condannati che a Firenze avevano ottenuto un sensibile sconto di pena rispetto al verdetto di primo grado. Sentenza definitiva. Restano invariate e definitive le pene a carico di Gennaro Fastella, 48 anni, di Monsummano, che dovrà scontare 16 anni; per Maurizio Roviezzo, 40 anni, di Monsummano, difeso dall'avvocato Alessandro Mencarelli, rimangono 24 anni; conferma di 15 anni e 4 mesi per Samuele Roviezzo, 38 anni, fratello di Maurizio, assistito da Lorenzo Magrini. Le accuse. Il capo d'imputazione era di omicidio volontario in concorso viene aggravato dai futili motivi e dalla crudeltà per il pestaggio letale, a colpi di spranga e con sfondamento della cassa toracica, concluso con la morte del pensionato. A carico dei tre anche la rapina: non avendo trovato i soldi (pensavano di portare via 30mila euro) rubarono un cellulare lasciandosi alle spalle un morto. Il colpo da balordi era stato pensato dai quattro con l'idea di portare via i risparmi di Galdi distraendolo con una scusa dopo averlo portato fuori dall'abitazione. Il pensionato, carattere sanguigno e con un lunga condanna scontata in carcere per omicidio, non era tipo da farsi raggirare da rapinatori improvvisati. La sua reazione venne fronteggiata con una spranga trovata sul posto dai due Roviezzo e dall'albanese minorenne, mentre Fastella per tutto il tempo rimase seduto in macchina in attesa dei compari. Fratelli contro. Dopo gli arresti, avvenuti il 22 febbraio 2008, i quattro cominciarono ad accusarsi a vicenda. Samuele Roviezzo dopo aver fornito una versione iniziale nella quale accusava il fratello Maurizio, puntò l'indice contro l'allora minorenne albanese. Per i tre sarebbe stato lui a sferrare i colpi letali alla testa e sul petto del pensionato che aveva reagito al tentativo di rapina. E.S. è stato affidato dal marzo 2009 a una comunità per la messa alla prova. Fino alla primavera 2012 dovrà tenere un comportamento irreprensibile e come premio si vedrà cancellare le stesse accuse che per gli altri tre si sono tradotte in sentenze di condanna definitive.
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