Il Tirreno

Montecatini

Hotel nel mirino dei Casalesi

Pietro Barghigiani
Un arresto del Gico della Guardia di Finanza
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Un arresto del Gico della Guardia di Finanza

Blitz anti-camorra: sequestrate le quote di un albergo

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 MONTECATINI. I tentacoli del clan dei Casalesi allungati sulla città. Approfittando della situazione di crisi finanziaria di un albergatore erano riusciti a diventarne soci pagando meno di un terzo di quanto pattuito e utilizzando la società come "lavatrice" di soldi provenienti da attività criminali.  È la tesi dei carabinieri del Ros di Perugia e del Gico della Guardia di Finanza di Firenze che ieri mattina hanno eseguito il sequestro di una parte di quote societarie di un albergo di Montecatini.  L'operazione. Il provvedimento è l'appendice toscana dell'operazione "Apogeo" nella quale sono state arrestate 16 persone (i nomi non sono stati forniti dagli investigatori, ndr), sequestrati 320 immobili (terreni, alberghi, ristoranti, case) - di cui 300 a Perugia - per un valore di circa 90 milioni di euro; 200 conti correnti in 53 istituti di credito diversi; 18 società e 45 quote societarie per un valore di 3 milioni di euro; 9 polizze assicurative, 1 cavallo, 2 natanti e 144 auto.  Il contatto. In carcere è finito anche il socio dell'albergatore montecatinese che si era ritrovato, suo malgrado, in compagnia di un personaggio che all'inizio si era presentato con modi garbati e affabili e poi aveva svelato il suo vero obiettivo, quello di impadronirsi dell'azienda e svuotarla di ogni bene. I guai per l'imprenditore iniziano quando si trova in crisi di liquidità. Nell'ambiente si viene a sapere e i Casalesi di stanza in Umbria colgono l'occasione per fare business in città.  Night e malavita. Gli arrestati frequentano la Montecatini notturna dove girano soldi e bella vita. Corse ai cavalli, ma soprattutto night e locali di lap dance. È in questo contesto che apprendono delle difficoltà dell'albergatore e della sua ricerca di un socio capace di mettere capitali nell'azienda.  L'accordo. Si fanno avanti mostrando le migliori intenzioni. Dal primo contatto alla stipula del preliminare per l'acquisto delle quote passano alcuni mesi. Sulla carta avrebbero dovuto versargli circa 180mila euro. In realtà non arrivano neanche a pagargliene 50mila. E alle deboli proteste dell'uomo, che capisce chi si è messo in casa, il clan gli risponde ricordandogli da dove vengono e la fama che accompagna le gesta di camorristi e Casalesi. «Accontentati di quello che ti abbiamo dato e stai tranquillo» gli ripetono a muso duro. Non vere e proprie minacce, ma pressioni psicologiche per neutralizzare le possibili reazioni dell'albergatore diventato con la sua attività l'inconsapevole strumento di riciclaggio di un'organizzazione criminale.  Le accuse. A carico degli arrestati sono stati ipotizzati i reati commessi in mezza Italia di truffa aggravata, riciclaggio, bancarotta fraudolenta, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, con l'aggravante del metodo mafioso. In particolare dall'indagine è emerso l'investimento nel circuito economico di ingenti capitali ritenuti di provenienza illecita. La specialità era quella di comprare aziende in crisi, intestarle a prestanome, far sparire i beni e poi farle fallire.  Il precedente. Nel settembre 2007 un altro blitz del Gico della Finanza interessò tre alberghi, di cui vennero sequestrate le quote societarie, lungo l'asse Montecatini-Campania. Furono arrestate oltre 40 persone. Il filone partenopeo si è chiuso.  Resta aperto il processo a Pistoia dove sono imputati un albergatore, la moglie e due familiari accusati di riciclare i soldi della camorra.

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