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Tassa di soggiorno non solo sugli hotel
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Da sinistra Taddei (Apam) e Bartolozzi (Asshotel)Gli albergatori chiedono di coinvolgere anche bar e ristoranti
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MONTECATINI. No alla tassa di soggiorno caricata solo sulle spalle degli albergatori, sì a sacrifici equamente divisi con le altre categorie. Le tre associazioni che rappresentano il sistema alberghiero (Apam, Asshotel e Pistoia Turismo) sottolineano le criticità che emergono dalla (paventata) applicazione della tassa di soggiorno e cercano vie d'uscita più... coinvolgenti. Clienti in calo. «Siamo contrari - si legge nella nota - a una tassa che gravi solo su una parte del sistema turistico, gli albergatori. La tassa di soggiorno, ove applicata, ha già prodotto un effetto, quello di ridurre, come a Roma, del 20% il numero dei pernottamenti. In Toscana l'introduzione della tassa dei bus turistici ha contribuito al crollo della domanda del 35-40%. Al momento attuale Montecatini non è solo meta di destinazione termale, ma è anche (per il 90% dei nostri ospiti) luogo di pernottamento. Il turista è spinto da motivazioni puramente economiche nella scelta alberghiera: andrà laddove le condizioni sono più vantaggiose, come ben sanno i nostri competitor (per esempio la Versilia) che non a caso hanno già dichiarato che non applicheranno la tassa, oltre a non aver mai applicato quella sui bus turistici». Tour operatore. «L'albergatore - proseguono le associazioni - ha spesso come cliente il tour operator, che tratta le condizioni per dare ospitalità a gruppi di persone. Il nostro turismo è infatti contrattualizzato con ampio anticipo. È quindi impossibile spuntare il pagamento di un addendo non considerato (come sarebbe la tassa di soggiorno) quando si è chiusa una trattativa, che spesso ha già ridotto all'osso il margine di utile per l'albergatore. Lo scenario più probabile sarebbe quello di azzerare l'utile, addossando di fatto all'hotel il costo della tassa». Margini ridotti. «Altro tema finora non considerato - si legge nel comunicato - è il sistema bancario, che valuta in positivo o in negativo ogni tipo di liquidità dei propri clienti. Le imprese alberghiere non investono per mancanza di finanze, sono sotto il livello degli standard qualitativi richiesti, hanno enormi difficoltà ad adeguarsi agli obblighi di legge. Gli hotel hanno ridotto i margini e non potranno offrire più quel servizio di ospitalità e qualità che si chiederà loro con l'apertura delle Leopoldine. Il rischio è quello che la città, se vorrà procedere su questa strada, diventi il medico cui è riuscita l'operazione, ma è morto il paziente. Facile infatti prevedere hotel chiusi, cambi di destinazione d'uso, perdita di occupazione qualificata. Una città turistica che si depaupera, perdendo irreversibilmente strutture e professionalità». Spalmare i sacrifici. L'assessore regionale Scaletti, che ha detto di ritenere la tassa di soggiorno antiquata e non in grado di dare una risposta efficace - scrivono gli albergatori - sottolinea il ruolo degli Osservatori Turistici di Destinazione a tutela della finalizzazione dei proventi della tassa. Siamo pronti a farne parte per portare la nostra esperienza. L'analisi non potrebbe però prescindere da quanto gli albergatori hanno già versato alla città: aumento del costo dell'acqua, Tarsu, Ici, suolo pubblico e altri oneri persino nei momenti di chiusura, oltre al costo da sostenere per l'ingresso dei bus turistici (a Montecatini 500mila euro l'anno). Chiediamo quindi di spalmare nuovi sacrifici, se ritenuti necessari, su tutto il sistema turistico-termale, che non siamo più in condizione di sostenere solo con le nostre risorse: chi ne gode (bar, ristoranti, boutique, parrucchieri) sia chiamato a responsabilità e contribuisca a mantenerlo».
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