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Nuova Edart: sciopero in difesa dell'occupazione
Luca Signorini
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MASSA E COZZILE. Erano più di cento, ieri mattina, i dipendenti della Nuova Edart di Traversagna che non hanno indossato camici e guanti. Si sono ritrovati davanti alla loro azienda, a un passo dal cancello. Tutti a braccia conserte. Mentre, dall'alto, i vertici aziendali buttavano un occhio dalle finestre. Uno sciopero civile, mesto, moderato. Un sentimento di solidarietà e vicinanza deve aver attraversato i cuori di quei 45 lavoratori (soprattutto donne) per cui la ditta ha aperto le procedure di mobilità, l'anticamera del licenziamento dopo un periodo di indennità pagata dall'Inps. E dire che la Nuova Edart, impresa specializzata nella produzione di biglietti augurali, da quelli di cartoleria alle partecipazioni di nozze, aveva qualche mese fa (a gennaio) rassicurato tutti. Ad essere colpiti i soggetti più deboli: neo assunti, part time, dipendenti prossimi alla pensione. Anche il Comune di Massa e Cozzile aveva incontrato i rappresentanti sindacali, assicurando di «mettere in campo tutte le iniziative possibili utili a scongiurare i licenziamenti». Ma neppure questo è servito. Dopo l'annuncio della mobilità, sono trascorsi 45 giorni piuttosto intensi. La Scl-Cgil più volte ha incontrato Assindustria e la direzione della Nuova Edart e l'ultima riunione (il 9 giugno scorso) si è risolta con la firma di un «mancato accordo», quello che pesa sulle teste dei lavoratori in esubero. E ora lo sciopero.
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