Il Tirreno

Montecatini

«La politica resti fuori dal dibattito sull'ospedale»

Giuseppe Cantavenere
Il corteo in difesa dell’ospedale di Pescia
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Il corteo in difesa dell’ospedale di Pescia

Un tiro alla fune tra destra e sinistra che danneggia i diritti dei cittadini

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 Le polemiche circa l'incerto futuro dell'ospedale di Pescia non accennano a placarsi, anzi, di giorno in giorno assumono toni sempre più aspri e irriguardosi. Quel che è peggio, le prese di posizione tra le parti contrapposte - destra e sinistra - hanno un sapore prevalentemente politico che prescinde dall'interesse e dalle necessità dei cittadini. Che la politica, ormai, abbia esteso il proprio potere in tutte le attività pubbliche non è una novità; ma è inaccettabile che essa imponga la propria supremazia in settori che investono i diritti peculiari e irrinunciabili dei cittadini, quali scuola sanità magistratura, da cui la politica dovrebbe restare fuori.  Tornando al presidio ospedaliero di Pescia il non proficuo tiro alla fune è noto: uno schieramento politico e amministrativo vuole mantenere l'attuale struttura dotandola di nuovi servizi; l'altro spinge per la costruzione di un nuovo ospedale, più grande, nella piana della Valdinievole, capace di una maggiore e migliore ricettività, considerata, sostengono, l'inadeguatezza dei servizi delle attuali strutture. Ottima prospettiva, ma i sostenitori del nuovo nosocomio hanno fatto un po' di conti sui costi? E si sono chiesti se Regione e enti vari sono disposti a finanziarlo?  Secondo: il tempo occorrente alla sua realizzazione. E nel frattempo? I reparti dell'attuale ospedale andranno chiudendo, il personale medico e paramedico andrà sloggiando e i cittadini? Prima di prendere una così importante decisione i propugnatori del nuovo ospedale hanno pensato ai cittadini bisognosi di cura e assistenza? A sostegno della loro tesi, i fautori del nuovo paventano la chiusura di alcuni reparti, che priverebbero gli utenti di servizi essenziali. Non pare proprio così. Semmai, risulta il contrario. Di recente è stato ristrutturato il fabbricato dell'ex filanda, col trasferimento di alcuni reparti che ora assicurano migliore funzionalità, come la riabilitazione cardiologica e medica, oncologia, endocrinologia e reumatologia, assistenza psichiatrica.  È fazioso sostenere che l'ospedale presenti carenze funzionali e strutturali. Pescia è dotata di ottimi reparti che altri ospedali le invidiano: cardiologia, oculistica, diagnostica endoscopica e radiologica, ortopedia. Sotto il profilo operativo e logistico, l'attuale ospedale ha un'ubicazione ottimale per la città, per i paesi del circondario che vi gravitano, Ponte, Chiesina, Montecatini, Monsummano, e per i tanti insediamenti collinari. La permanenza a Pescia dell'ospedale è sostenuta unanimemente dalla popolazione, voler escludere i cittadini dal partecipare alle decisioni che li riguardano direttamente, come è accaduto in occasione della raccolta di adesioni da parte della Cisl a favore del Cosma e Damiano, è un abuso, la violazione di un principio di democrazia. L'ospedale di Pescia ha acquisito nel tempo un ricco patrimonio di esperienza diagnostica e terapeutica, vanta competenza e sensibilità medica e paramedica, una ricchezza che andrebbe depauperata e poi dispersa. La politica, di destra o di sinistra, deve fermarsi fuori dalla porta della sanità e della scuola e dei tribunali.

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