Il presidio
Via libera in giunta Orti urbani sociali nella zona del Terzo
Luca Signorini
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Il sindaco Rinaldo Vanni e in alto un orto pubblico 2 MINUTI DI LETTURA
MONSUMMANO. Armatevi di zappe, rastrelli e vanghe. Poi di semi e piantine di stagione pronte ad essere interrate. Non serve altro. Neppure un pezzo di terreno vostro. Non serve, il terreno, perché ve lo concedono. Gratuitamente. E vi concedono le attrezzature: vedi pozzi per l'acqua, vedi casette in legno dove depositare gli attrezzi. È l'iniziativa del Comune chiamata "orti urbani sociali". Iniziativa che consiste nel "regalare" un pezzo di campo a chiunque voglia cimentarsi con il pollice verde, a chiunque voglia imparare a coltivare per il proprio autoconsumo. L'idea, partita nell'estate scorsa, di recente è stata oggetto di una delibera di giunta che fissava le "linee guida e di indirizzo per la localizzazione e la realizzazione". Un progetto che dimostra come anche una grande industria possa portare benefici all'ambiente che la circonda. Perché gli orti, di proprietà del Comune e "prestati" ai provetti agricoltori, sorgeranno in un'area che la ditta di surgelati Arbi cederà alla collettività. Questa è la storia: l'azienda Arbi annuncia un grosso ampliamento di 13mila metri quadri (dai 6mila attuali) ma, secondo il regolamento urbanistico in vigore, deve rilasciare una contropartita al Comune. Lo scambio porta in dote ai monsummanesi un'area di quasi 20mila metri quadrati nella zona di via del Terzo. Una parte di questa superficie (5.800 metri quadri) sarà destinata a ospitare un parcheggio. E il resto? Da qui nasce l'idea di frammentare in piccoli appezzamenti i 14mila metri quadrati rimanenti (tra il fosso Candalla e il fosso Pratovecchio). Soluzione semplice, utile e da imitare: tecnicamente, la zona viene classificata come "area destinata a parco urbano", ma un giardino pubblico, qui a ridosso della campagna, avrebbe poco senso. E allora coltiviamo. Sono già molti i coltivatori della prima o dell'ultima ora che hanno richiesto informazioni in municipio, non sarà forse possibile accontentare tutti, ma il successo sottolinea come la nostra sia terra di "nostalgici", di "contadini" in città. Se ne gioverà la salute, saranno valorizzate le biodiversità locali e i prodotti biologici, verranno scongiurati eventuali rischi di abusivismo e speculazione edilizia. In poche parole: gli orti diffonderanno una cultura di educazione ambientale con particolare riferimento al patrimonio agroalimentare locale e agli stili di vita alternativi.
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