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Convegno nazionale a Larciano sulla necessità di derogare alla legge che vieta gli abbattimenti

Troppi danni, va riaperta la caccia allo storno

Un gigantesco gruppo di storni
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Un gigantesco gruppo di storni

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 LARCIANO. L'anno scorso questa specie non fu cacciata, e gli effetti - negativi - si son visti sull'agricoltura. Stiamo parlando dello storno, protagonista di un convegno nazionale che si terrà venerdì 20 a Larciano, e dedicato proprio al prelievo in deroga di quest'uccello.  Questa specie è considerata quella che fa i maggiori danni all'agricoltura, se si escludono gli ungulati (cervi e cinghiali), in quanto si alimenta con colture di alto pregio come frutta, uva e olive. Ma se per quanto riguarda cinghiali, cervi e caprioli l'attività di gestione provinciale ha portato a ottimi risultati (i danni nel 2010 sono diminuiti del 30%, passando da 145mila a 98mila euro), gli effetti provocati dallo storno, nonostante le misure di prevenzione intraprese, sono stati molto negativi.  Un problema particolarmente sentito in Toscana, dove l'anno scorso la specie non è stata cacciata, e che sarà affrontato attraverso interventi di tecnici del settore, del mondo scientifico e delle amministrazioni regionali. Nel pomeriggio si terrà una tavola rotonda sul tema, con interventi delle associazioni nazionali agricole, venatorie e ambientaliste, con conclusioni dell'assessore regionale all'Agricoltura Gianni Salvadori.  Per questo, oltre a una tavola rotonda sulle prospettive della gestione sullo storno con presenze del Parlamento Europeo, associazioni agricole, venatorie e ambientaliste, nella mattinata ci sarà anche un confronto tra le diverse situazioni territoriali con interventi da Emilia Romagna, Umbria, Marche, Veneto, Puglia.  «Abbiamo organizzato questo convegno per scopi molto pratici - dice l'assessore provinciale alla caccia Rino Fragai - viste anche le importanti partecipazioni, la nostra richiesta alla Regione è quella di consentire la caccia in deroga allo storno. Questo sulla base della nostra ricognizione di questo ultimo anno, della quantificazione dei danni e delle azioni preventive che hanno dato risultati che confermano l'urgenza di questa scelta. Inoltre vogliamo rilevare la necessità, da parte del Governo centrale, di farsi interprete verso l'Unione Europea della richiesta di reintroduzione dello storno tra le specie cacciabili del nostro paese, come già avviene negli altri paesi del bacino mediterraneo».

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