Il Tirreno

Montecatini

Nel saluto del vescovo il ricordo del tradimento di Giuda, un messaggio di come il desiderio di ricchezza può piegare l’uomo

La Pasqua e il mistero dell'iniquità del denaro

Giovanni De Vivo   Vescovo di Pescia
Monsignor Giovanni De Vivo
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Monsignor Giovanni De Vivo

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 La Pasqua di Gesù e Giuda: il mistero di iniquità del denaro.  La lettura della Passione di domenica passata, tratta dal Vangelo di Matteo, inizia con due frasi che marcano un chiaroscuro impressionante: «In quel tempo uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: "Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?". E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo. Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: "Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?". Ed Egli rispose: "Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli". I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua».  Ci si avvicina al momento centrale della vita di Gesù: la sua morte e risurrezione. È un mistero di amore a cui fa da contrasto il mistero di iniquità che opera in Giuda. Giuda era stato scelto come gli altri apostoli. Il nome di Giuda appare per ultimo nell'elenco degli apostoli, seguito da questa specificazione: "che poi lo tradirà". Nessuno degli apostoli ha mai pensato che Giuda fosse il traditore. Ha fatto strada con loro, ha ascoltato le parole di Gesù, ha visto i miracoli, ha condiviso la speranza di un Regno di Dio, magari solo su questa terra. Gesù lo aveva chiamato al pari degli altri, lo aveva scelto a preferenza di altri discepoli. Perchè la scelta di un apostolo che sapeva lo avrebbe tradito? Difficile trovare spiegazioni. Tanti pensatori si sono affannati intorno a questo interrogativo. Chissà se in questo modo Gesù non abbia voluto mostrare la potenza distruttiva del denaro, anche di fronte all'atto più alto di amore: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo li amò sino alla fine». L'evangelista Giovanni, impietoso, alle parole di Giuda scandalizzato per l'olio profumato a parer suo sprecato («Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?») aggiunge questo commento: «Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro». Dall'amore al denaro al tradimento di Gesù, alla consegna di Gesù.  Ci sembra perfino troppo semplice che Gesù sia stato tradito dalla bramosia di denaro di Giuda. Noi uomini, malati di dietrologia, ci saremmo attesi qualche motivazione più alta, più complessa... C'è chi ha pensato che Giuda appartenesse ad un movimento politico-religioso di liberazione di Israele. Niente di tutto questo: semplicemente la bramosia del denaro, che apre la strada alla passione e morte di Cristo e consegna alla disperazione Giuda. Mistero di iniquità del denaro. Non solo per la vicenda di Gesù, ma anche per l'uomo di oggi e di sempre. Al denaro vengono piegate azioni umane, motivate magari con nobili sentimenti. I recenti avvenimenti di rivoluzione in Nord Africa hanno evidenziato le immense ricchezze accumulate da dittatori che si presentavano come benefattori del loro popolo, in realtà semplici sanguisughe.  Il desiderio smodato del denaro è all'origine di quella finanza, la cui crisi negli ultimi tre anni ha messo in ginocchio soprattutto le nazioni più deboli. Di fronte a Cristo sta la potenza distruttiva del denaro. Che è capace di destabilizzare i rapporti fra gli uomini, distruggere le famiglie, creare inimicizie, soprattutto umiliare i più deboli. Gesù certamente non sarà vinto da questa potenza: «Io ho vinto il mondo». Dio sa leggere diritto in righe storte e da questa vicenda, comunque misteriosa di Giuda, ha realizzato la salvezza dell'uomo. Ma non possiamo fare a meno di pensare alla potenza distruttrice del denaro, a cui si piegano i valori più alti, anche la chiamata del Cristo. Unica alternativa è la forza dell'amore di Gesù che dona la sua vita per l'uomo: «Non c'è amore più grande di colui che dà la vita per i suoi amici».  Non si tratta di demonizzare il denaro, ma solo di vederne la potenza devastante, quando diviene il valore principale a cui tutti gli altri si devono inchinare.

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