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Appaltopoli, slitta il rientro di Svenjak
Pietro Barghigiani
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Edoardo SvenjakIl dirigente rifiuta la prescrizione e fa ricorso in appello
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MONTECATINI. Slitta il rientro del dirigente Edoardo Svenjak, assolto nel processo "Appaltopoli" perché il fatto non sussite riferito a tre capi di imputazione e per la prescrizione riguardo a una quarta accusa. Una sentenza di assoluzione pronunciata il 20 dicembre che, a distanza di oltre un mese, non trova un'applicazione pratica nella ricollocazione dell'ex responsabile dei lavori pubblici, sospeso dal servizio da quasi cinque anni e con un'indennità mensile decurtata rispetto all'importo originario percepito per il suo incarico. L'ingegnere resta, quindi, sospeso fino a che, gli è stato spiegato in Comune, non verranno rese note le motivazioni della sentenza previste dopo il 20 marzo. Sarà sulla base di quanto scritto dai giudici, è stata la spiegazione addotta per giustificare il mancato rientro, che verrà preparata la delibera di reintegro nell'organico dell'ente. È una situazione che sta contrariando Svenjak, il quale è deciso a far cadere anche l'ultimo velo di sospetto provocato dalla formula dell'estinzione del reato per prescrizione. E per farlo fara ricorso in appello rinunciando alla prescrizione per l'episodio in cui telefonò a Oliviero Zavagli per comunicargli, a commissione conclusa, l'esito favorevole della gara per l'affidamento del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Oltre alla volontà di togliere qualsiasi ombra sul suo operato senza rifugiarsi e beneficiare della lunghezza dei processi, c'è anche e soprattutto un risvolto pratico all'origine del ricorso ai giudici del secondo grado. In presenza di un'assoluzione con prescrizione non è previsto il rimborso degli stipendi non pagati nel periodo della sospensione, né il risarcimento delle spese legali. «Mi hanno messo a casa da quasi cinque anni - spiega il dirigente, al momento l'unico di ruolo a differenza degli tre pari grado che sono a termine -. Mi hanno assolto per tre capi d'accusa perché il fatto non sussiste e con la prescrizione per la telefonata che, a mio parere, non aveva niente di penalmente rilevante. Cerco in appello un'assoluzione perché il fatto non sussiste e allora chiederò i danni per avere gli stipendi arretrati. Stiamo parlando di circa 150mila euro. L'amministrazione rimanda il mio reintegro al deposito delle motivazioni. È un prendere tempo che non capisco».
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