Ultima giornata del Campus al teatro Verdi con la presentazione dei lavori dei ragazzi venuti da tutta Italia
«La legalità garantisce il benessere»
Francesca Maltagliati
Il magistrato Giancarlo Caselli chiude la settima edizione di Albachiara
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MONTECATINI. Si è concluso ieri, lasciando l'eco delle centinaia di giovani che vi hanno partecipato, il Campus di Albachiara, manifestazione organizzata dalla Provincia di Pistoia insieme al Gruppo Abele e Regione Toscana, con innumerevoli contributi di associazioni e privati.
Questa settima edizione non ha certo deluso gli oltre 1500 giovani giunti da tutta Italia. Tre giorni di dibattiti, incontri, laboratori e spettacoli finalizzati alla diffusione di una cultura della legalità e della democrazia. L'obiettivo del Campus è infatti quello di risvegliare le coscienze dei giovani per creare dei cittadini responsabili, liberi, capaci di fare scelte consapevoli e di impegnarsi per migliorare le realtà in cui vivono. Non a caso, lo slogan del Campus è: "Giovani che intrecciano nodi, tessono relazioni, imparano l'arte della libertà".
Tanti i personaggi che anche quest'anno hanno calcato il palco del Teatro Verdi: Luca Telese, Susanna Camusso, Umberto Ambrosoli sono stati solo alcuni dei partecipanti. Ma, fra i tanti, sono sicuramente da ricordare anche gli operai sardi dell'Isola dei Cassaintegrati, venuti per parlare della loro protesta pacifica per rivendicare il diritto al lavoro. Da citare poi l'esperienze di chi ha detto no alla mafia, come quella di Davide Cerullo, ex camorrista, e dei ragazzi di una scuola di Tropea.
La giornata di ieri ha visto salire sul palco i giovani del Campus (che si sono esibiti in spettacoli simbolici, frutto della partecipazione ai laboratori e ai gruppi di discussione), ma anche la partecipazione di due grandi ospiti, divenuti padrini morali della manifestazione: Giancarlo Caselli, magistrato che ha trascorso la sua vita a lottare contro mafia e terrorismo, e don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele.
«Il benessere - ha detto Caselli - dipende da tante condizioni di partenza (famiglia, scuola), ma anche alla legalità. Pensate a quanti soldi girano nella corruzione e che perdiamo per l'attuazione dei nostri diritti. Dunque anche dal rispetto della legalità dipendono le possibilità a cui possiamo accedere». Molta la commozione per le parole di don Ciotti, che ha letto una lettera di una "donna di mafia", oggi finalmente libera da quel vincolo.
Alla fine un lungo applauso ha salutato l'intervento dell'appassionato prete torinese, con il quale si è conclusa anche questa edizione del Campus. I ragazzi sono così ripartiti più consapevoli della realtà che li circonda.
Questa settima edizione non ha certo deluso gli oltre 1500 giovani giunti da tutta Italia. Tre giorni di dibattiti, incontri, laboratori e spettacoli finalizzati alla diffusione di una cultura della legalità e della democrazia. L'obiettivo del Campus è infatti quello di risvegliare le coscienze dei giovani per creare dei cittadini responsabili, liberi, capaci di fare scelte consapevoli e di impegnarsi per migliorare le realtà in cui vivono. Non a caso, lo slogan del Campus è: "Giovani che intrecciano nodi, tessono relazioni, imparano l'arte della libertà".
Tanti i personaggi che anche quest'anno hanno calcato il palco del Teatro Verdi: Luca Telese, Susanna Camusso, Umberto Ambrosoli sono stati solo alcuni dei partecipanti. Ma, fra i tanti, sono sicuramente da ricordare anche gli operai sardi dell'Isola dei Cassaintegrati, venuti per parlare della loro protesta pacifica per rivendicare il diritto al lavoro. Da citare poi l'esperienze di chi ha detto no alla mafia, come quella di Davide Cerullo, ex camorrista, e dei ragazzi di una scuola di Tropea.
La giornata di ieri ha visto salire sul palco i giovani del Campus (che si sono esibiti in spettacoli simbolici, frutto della partecipazione ai laboratori e ai gruppi di discussione), ma anche la partecipazione di due grandi ospiti, divenuti padrini morali della manifestazione: Giancarlo Caselli, magistrato che ha trascorso la sua vita a lottare contro mafia e terrorismo, e don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele.
«Il benessere - ha detto Caselli - dipende da tante condizioni di partenza (famiglia, scuola), ma anche alla legalità. Pensate a quanti soldi girano nella corruzione e che perdiamo per l'attuazione dei nostri diritti. Dunque anche dal rispetto della legalità dipendono le possibilità a cui possiamo accedere». Molta la commozione per le parole di don Ciotti, che ha letto una lettera di una "donna di mafia", oggi finalmente libera da quel vincolo.
Alla fine un lungo applauso ha salutato l'intervento dell'appassionato prete torinese, con il quale si è conclusa anche questa edizione del Campus. I ragazzi sono così ripartiti più consapevoli della realtà che li circonda.
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