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Bancarotta: la difesa del commercialista

«Sono innocente, non c'entro niente con quelle accuse»

«Sono innocente, non c'entro niente con quelle accuse»

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PESCIA. «Sono innocente ed estraneo ai fatti che mi vengono contestati». Andrea Riccio, il commercialista arrestato dalla Finanza per bancarotta fraudolenta, è stato interrogato dal gip del tribunale di Treviso, città dove il professionista risiede.  Il suo avvocato ha chiesto la scarcerazione di Riccio che si è detto disponibile a parlare il prima possibile con il pm Enrico Corucci della Procura di Lucca. Il reato contestato è bancarotta fraudolenta: la "banda" avrebbe sottratto beni e denaro per oltre due milioni di euro a due aziende in crisi.

Riccio, secondo l'accusa, ha avuto un ruolo di primissimo piano: le società create per rilevare le attività industriali erano intestate a lui.  Sono due le aziende implicate. La prima è stata la Pielle Shoes di Capannori, azienda calzaturiera con un fatturato annuo attorno ai dodici milioni di euro. Il pool di professionisti era subentrato al controllo dell'attività tramite affitto di ramo d'azienda, creando una società ad hoc e da là sarebbe partita la "spoliazione". Cassa, magazzino, conti correnti aziendali, crediti: Riccio e i suoi complici si sarebbero intascati quanto potevano, senza lasciare traccia sulla contabilità ufficiale dell'impresa. Circa ottocentomila euro, in questo primo caso. La Pielle, alla fine, è fallita. Analoga sorte per la Cdm Paper, azienda cartaria di Pescia con volume d'affari di 60 milioni di euro.

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