Meteo
Caso Cdm. Lazienda chiuderà lo stabilimento di Monfalcone
Rotocart rileva i macchinari e investe 4,5 milioni su Pescia
◗
Le trattative al tavolo provinciale durante la vertenza del gruppo cartario 2 MINUTI DI LETTURA
PESCIA. Un investimento iniziale di 4,5 milioni di euro per rilevare i macchinari degli stabilimenti di Salanetti e Castellare, l'assunzione graduale dei dipendenti per ripartire con la produzione nel sito pesciatino e la dismissione di quello di Lunata con i dipendenti che andranno a Pescia. E sullo sfondo la chiusura della fabbrica a Monfalcone con la cassa integrazione per i 28 lavoratori. Numeri e strategie della Rotocart sono stati oggetto di un accordo siglato nella sede dell'Associazione Industriali di Gorizia. Un'intesa che proietta la società padovana nel Granducato con la scelta di ripartire da quello che resta della Cdm per spostare in Toscana il centro delle proprie attività industriali. Il documento sottoscritto a settembre tra Rotocart e Province di Lucca e Pistoia va in questa direzione. L'arrivo dell'impresa di Padova consente a una parte dei lavoratori di Cdm di guardare con un certo ottimismo alla ripresa occupazionale messa in crisi nel febbraio 2009 dall'ingresso di soci il cui intento, secondo la Procura della Repubblica lucchese, sarebbe stato solo quello di spolpare l'azienda e portarla al fallimento. Rotocart fa rotta su Pescia dove almeno 32 dipendenti Cdm rientranno progressivamente in fabbrica. Si comincia con 12 assunzioni a tempo determinato. Il sito di Monfalcone verrà chiuso entro l'anno, mentre la produzione si fermerà venerdì con i 28 dipendenti che potranno contare su 12 mesi di cassa integrazione straordinaria rinnovabili per altri 12. La società padovana, che aveva aperto lo stabilimento di Monfalcone 10 anni fa, anticiperà inoltre le indennità di Cigs fino al momento in cui non saranno erogate dall'Inps. Sullo stabilimento di Pescia la Rotocart punta molto, grazie anche all sua collocazione geografica, per un riposizionamento dell'azienda (produce fazzolettik, rotoli da cucina e carta igienica) sui mercati italiani, dopo che la fabbrica di Monfalcone, creata nel 2000 per aggredire i mercati dell'Europa centro-orientale, avrebbe in sostanza perso la propria ragione d'essere. Produzioni analoghe sono nel frattempo state avviate in Polonia e Romania, con costi decisamente più competitivi. Di qui la decisione di chiudere e investire sul rilancio della Cdm. P.B.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
