Il Tirreno

Montecatini

Benigni è stato rimesso in libertà dal Tribunale del riesame. Inchiesta su usura e riciclaggio

«Sempre avuto fiducia nei giudici»

Sabrina Chiellini
Mauro Benigni, 65 anni, direttore generale della Banca di credito cooperativo di Fornacette
◗
Mauro Benigni, 65 anni, direttore generale della Banca di credito cooperativo di Fornacette

Primo giorno di lavoro per il manager bancario finito ai domiciliari

3 MINUTI DI LETTURA





 BUGGIANO. Abito grigio, camicia chiara. Tanti abbracci e strette di mano per Mauro Benigni, 65 anni, di Buggiano, direttore generale della Banca di credito cooperativo di Fornacette, che ieri mattina è tornato al lavoro dopo l'inchiesta da cui è stato travolto.  Si definisce sereno nonostante le tre settimane trascorse agli arresti domiciliari nella sua villa di Buggiano.  Arresti cancellati da un'ordinanza del Tribunale del riesame di Firenze che ha riconosciuto l'insussistenza degli indizi di colpevolezza. Secondo la Procura di Pisa e la guardia di finanza, che ha svolto le indagini, il direttore generale era a conoscenza delle operazioni sospette di alcuni clienti, coinvolti in un giro d'usura. E per questo al manager è stato contestato il reato di concorso in riciclaggio.  Ma gli elementi raccolti durante le indagini, secondo quanto si legge nell'ordinanza, non erano tali da giustificare una misura cautelare.  «Mi chiedete come va? Bene... - ci accoglie il direttore generale, che arriva insieme al presidente del consiglio d'amministrazione della banca Carlo Paoli - sono stato a casa, mi sono riposato...».  La linea scelta è quella del basso profilo, tuttavia è impossibile non leggere nello sguardo e nelle espressioni di Benigni l'atteggiamento di una persona che ha dato tanto alla banca e al lavoro in generale. Un uomo che si è sentito colpito ingiustamente.  «Il provvedimento del tribunale del riesame è per me solo un primo passo - prosegue -. Spero ci sia una rapida e positiva conclusione della vicenda. L'ordinanza, oltre a farmi molto piacere, mi ha sollevato da una situazione incresciosa. Al tempo stesso mi ha confortato perché, anche dopo quello che è successo, non ho mai perso fiducia nella magistratura e nel suo operato. Dopo un errore non ce n'è stato un altro».  Benigni, pur tornando al lavoro, ha confermato al consiglio d'amministrazione della banca, così come era avvenuto il giorno dell'arresto, la sua richiesta di autosospensione dall'incarico «l'ho fatto con la banca e per gli incarichi che ho in altre società». Ma per Benigni la cosa più importante in questa complicata vicenda è che «l'operatività della banca non è stata scalfita e la clientela ha dimostrato una grande fiducia verso il nostro istituto».  Parole condivise dal presidente Paoli che, al di là dei passaggi formali, conferma subito la fiducia a Benigni: «Possiamo dire serenamente che la banca ha sempre operato nella legalità e nella sicurezza necessarie».  Il tribunale del riesame di Firenze ha rimesso in libertà anche Antonella Passetti, 51 anni, figlia di Mauro Passetti, 76 anni, di Crespina, uno dei principali indagati nel presunto giro d'usura su cui indaga la Finanza. I motivi che hanno portato alla scarcerazione sono essenzialmente il riconoscimento di un ruolo marginale dell'indagata, la quale è "persona sostanzialmente incensurata, socialmente inserita" e rispetto alla quale è insussistente il pericolo di reiterazione del reato. Il provvedimento è stato accolto con estrema soddisfazione dal collegio difensivo, composto dagli avvocati Ezio Menzione e Alessandro Marra.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani