Il Tirreno

Montecatini

Gli cheques, di provenienza illecita, venivano corretti nell’importo e presentati in banca

Assegni fasulli all'incasso

Pietro Barghigiani
Secondo la sentenza gli assegni rubati venivano corretti nell’importo e messi all’incasso
◗
Secondo la sentenza gli assegni rubati venivano corretti nell’importo e messi all’incasso

Due condanne per ricettazione dei titoli di credito

2 MINUTI DI LETTURA





 MONTECATINI. Assegni destinati alla liquidazione di sinistri corretti nell'importo per essere messi all'incasso cercando di decuplicare le somme lavorando solo in punta di penna. Il giochetto è riuscito una volta, ma al secondo tentativo la banca ha bloccato il pagamento.  Il giochetto è riuscito una volta, ma al secondo tentativo la banca ha bloccato il pagamento. Dopo essere stati denunciati per ricettazione Renato Biagini, 75 anni, di Monsummano e Paolo Bonelli, 57 anni, di Montecatini, sono stati condannati in tribunale a Monsummano a 2 anni e 6 mesi di reclusione e 800 euro di multa.  Assolto per non aver commesso il fatto Luciano Pecoraro, 79 anni, che, secondo la difesa sostenuta dall'avvocato Franco Bulleri, sarebbe stato usato dagli altri due imputati per incassare i soldi grazie ai titoli di credito taroccati.  La storia ha origini lontane. Siamo al tramonto della lira. È il luglio 2001 quando Pecoraro, ex vigile urbano in pensione che arrotonda facendo recupero crediti, riceve una telefonata. Non conosce l'interlocutore che gli propone di incassare l'assegno della Levante Assicurazioni del gruppo Carige. Per lui c'è la ricompensa del 3 per cento.  Pecoraro accetta e a fine luglio versa sul conto personale in una banca cittadina un assegno a suo nome di 91 milioni di lire. Lo cheque è coperto e così dopo qualche giorno ritira 88 milioni di lire, trattiene per sé la percentuale e consegna i soldi. La stessa operazione gli viene proposta una seconda volta.  La banca è sempre la solita, ma cambia l'agenzia. Qui versa un altro assegno di 90 milioni. Solo che il giorno dopo dall'istituto di credito lo chiamano dicendogli che il titolo risultato rubato. Pecoraro cerca di contattare il tipo che gli aveva proposto l'affare, ma non lo trova. Allora si rivolge ad un avvocato che gli consiglia di andare dai carabinieri. Si ritiene messo in mezzo e come se non bastasse la banca della prima operazione gli chiede indietro gli 88 milioni che gli ha dato dopo aver incassato l'assegno. Dalle indagini viene fuori un giro di cheques rubati e modificati nell'importo. Il primo assegno andato a buon fine in realtà era di 2 milioni e 100mila lire. L'altro respinto da 4 milioni e 800mila lire era lievitato a 90 milioni e 800mila lire. Anche a carico di Bonelli e Biagini l'accusa ha ipotizzato il tentativo di smerciare il titolo di credito dopo aver sbianchettato la somma. Di qua la condanna per ricettazione.  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani