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Montecatini

Segnali di ripresa nel calzaturiero

L’interno di un’azienda calzaturiera Secondo l’indagine sul settore il peggio sembra essere ormai alle spalle
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L’interno di un’azienda calzaturiera Secondo l’indagine sul settore il peggio sembra essere ormai alle spalle

Analisi dei distretti: nel 2011 attesa una buona performance in Valdinievole

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 MONSUMMANO. Ripresa a partire dal 2011 e necessità di guardare ai mercati emergenti per consolidare lo sviluppo. Questo il quadro di sintesi emerso al convegno su "I distretti calzaturieri in Italia: realtà e prospettive", promosso ieri a Roma da Monte dei Paschi di Siena, Nomisma e Anci, in cui sono stati presentati i risultati di un'indagine sui più importanti distretti calzaturieri d'Italia.  Lo studio congiunto, elaborato da Banca Monte dei Paschi e Nomisma con il patrocinio dell'Associazione nazionale calzaturieri italiani, per fare il punto sullo stato di salute e le prospettive future del calzaturiero prende in esame dieci tra i maggiori distretti industriali d'Italia. Oltre a quello della Valdinievole (che poi vuol dire Monsummano), anche quelli di Verona, Riviera del Brenta, San Mauro Pascoli, Valdarno Superiore, Lucca, Fermo-Macerata, Aversa, Casarano e Barletta.  «Siamo convinti che i distretti calzaturieri italiani siano un esempio di eccellenza della nostra industria e meritino tutto il sostegno possibile - ha dichiarato il presidente dell'Anci Vito Artioli - per questo riteniamo importante la ricerca condotta da Banca Monte dei Paschi di Siena e Nomisma, che rappresenta anche una dimostrazione dell'attenzione da parte del sistema bancario che crediamo non debba negare, pur in considerazione dei vincoli degli accordi di Basilea Due, il dovuto supporto alla nostra filiera».  «In linea generale, solo a partire dal 2011 ci si attende un avvicinamento a quelli che erano i volumi di fatturato generati cinque anni fa dai distretti calzaturieri - ha detto Paolo Bruni, Ad di Nomisma - il quadro è tuttavia molto variegato: stimiamo che continueranno a crescere i distretti della Riviera del Brenta e di San Mauro Pascoli a cui si affiancheranno buone performance per il distretto della Valdinievole e di Aversa».  Ma, andando a leggere i rapporti, vediamo cosa emerge dall'indagine. Per la Valdinievole tra le buone notizie, oltre alle previsioni per il 2011 si inseriscono anche le stime fatte per l'anno in corso: per il 2010 si annunciano ancora situazioni complesse sul fronte dell'export e su quello occupazionale («Dove - si legge sulla relazione - a eccezione di singoli casi, una ripresa è prevista dopo il 2011»), con un pesante ridimensionamento dei volumi di export nei distretti di Barletta, di Lucca e di Verona, con livelli stabili per tutti gli altri e con due buone performance annunciate, quella di Aversa (stimata in un +17%) e, soprattutto, quella appunto della della Valdinievole (+18%).  Dalle luci alle ombre: sul fronte occupazionale permarrà nel 2010 una situazione molto critica, dal momento che tutti i distretti (tranne due casi), vedranno ridursi la propria capacità occupazionale. Sotto questo punto di vista la situazione risulta essere piuttosto delicata soprattutto in Valdinievole (-17,4%, il dato peggiore) «che tuttavia vedrà una ripresa nel 2011».  L'analisi fatta dall'Anci invece guarda soprattutto alle sfide che attendono il calzaturiero italiano.  «L'industria calzaturiera - si legge sul rapporto Anci - vanta da anni una bilancia commerciale positiva con l'estero con un saldo in attivo mediamente per oltre 3 miliardi di euro. Nel 2009, annus horribilis del manifatturiero, l'industria calzaturiera italiana ha registrato un attivo di 2 miliardi e mezzo di euro. Le esportazioni rappresentano per il settore calzaturiero oltre l'80% del fatturato e sostanzialmente tutti i distretti produttivi registrano una propensione all'export molto elevata. Da sempre la scarpa italiana ha trovato nei mercati europei l'area di sbocco principale. La quota di mercato dell'Unione Europea sul totale export si è consolidata, passando dal 58,3% del 2000 al 59,9% nel 2009».  Quindi il rapporto guarda alle sfide che attendono i distretti calzaturieri, e che «riguardano soprattutto l'approccio a quei mercati in cui la componente di crescita del Pil procapite ne fa aree di potenziale sviluppo anche per la domanda di calzature made in Italy. Aggredire queste aree, emergenti ma, di fatto, in molti casi già protagoniste dell'economia globalizzata, significa puntare sui fattori di appeal del prodotto italiano, che devono essere comunicati».  Ma, sottolinea lo stesso rapporto, l'espansione nei mercati emergenti richiede «uno sforzo considerevole per le piccole e medie imprese (come quelle che caratterizzano il nostro distretto ndr) in termini di risorse economiche. Si dovrà pertanto riorganizzare le competenze e le specializzazioni industriali, realizzare partnership strategiche attraverso i territori, una filiera rinnovata che valorizzi il distretto e lo metta in contatto con altri soggetti. Mettere in comune competenze diverse ma complementari, unire le risorse umane e finanziarie, quindi attrarre i capitali di rischio dal sistema bancario».

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