MONTECATINI
La cioccolata toscana conquista la Cina
Pietro Barghigiani
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Uno stand di Slitti a CioccolositàAndrea Slitti, 53 anni, maestro cioccolatiere pluripremiato in Italia e nel mondo si appresta a inaugurare il terzo negozio con l'insegna di famiglia nella capitale del gigante asiatico dopo il primo sbarco nel marzo 2009. I cinesi si stanno avvicinando ora al cioccolato per loro è ancora considerato un bene di lusso, un regalo da fare in particolari circostanze
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MONSUMMANO. La sua "guerra" di espansione oltre confine la combatte a colpi di cioccolato. Ne fa di prigionieri, golosi e reo confessi, Andrea Slitti, 53 anni, maestro cioccolatiere pluripremiato in Italia e nel mondo con l'unica arma che conosce, quella del gusto. La sua cioccolata non stuzzica solo i palati degli italiani. Da tempo Slitti cerca e trova senza difficoltà i suoi clienti-buongustai anche all'estero.
E un fronte che non poteva mancare nell'ascesa internazionale dell'artigiano dei sapori è quello della Cina dove, in collaborazione con operatori del posto, si appresta a inaugurare il terzo negozio con l'insegna di famiglia a campeggiare nella capitale del gigante asiatico dopo il primo sbarco nel marzo 2009.
«Lo apriremo in aprile - spiega Slitti mentre è impegnato nel suo laboratorio di Monsummano -. I cinesi si stanno avvicinando ora al cioccolato. Devo dire che a Pechino la gente ha un modo di vivere chiuso. Noi siamo nella parte storica della città. Per loro il cioccolato è ancora considerato un bene di lusso, un regalo da fare in particolari circostanze. Di cosa sono golosi? Soprattutto di praline sfuse. In Cina ci sono tantissime feste e ricorrenze e quello che ci viene chiesto è la variazione di incarti e confezioni».
Quelli dell'artigianato di alta qualità sono numeri piccoli. Nei negozi cinesi di Slitti lavorano non più di una decina di persone.
«Vado a fare degli stage per insegnare come si preparano i prodotti» chiosa il maestro che dal 1988 studia e perfeziona le prelibatezze capaci di collezionare premi e legioni di clienti. Ora è diventato un brand d'esportazione.
Il tour del "conquistare" non si fermerà alla Cina. Nello stesso mese Slitti sarà a Melbourne, in Australia, per aprire un secondo punto vendita dopo quello avviato con un successo fulmineo nell'ottobre 2009 a Port Fairy.
«Port Fairy - afferma Slitti - sta a Melbourne come Viareggio a Firenze. Le cose là stanno andando bene e allora mi hanno chiesto di sbarcare anche nella grande città. Andrò a fine aprile per verificare i posti dove inaugurare il negozio che contiamo di aprire tra settembre e ottobre di quest'anno».
Nel continente australe funziona l'altra squisitezza targata Slitti.
«Abbiamo un grande riscontro anche per il nostro caffè - dichiara -. Curiamo molto il processo di preparazione. Viene offerto e apprezzato il vero espresso all'italiana, così come il cappuccino con la schiuma. Gli australiani hanno un rapporto particolare con la cioccolata. Al momento del caffè, ad esempio, è d'obbligo mangiare una pralina. Anche per loro, come per i cinesi, la confezione di cioccolato non viene interpretata nel senso di un consumo ordinario, ma viene ritenuto un prodotto di lusso da regalare».
E Slitti è pronto a sfornare in quantità le sue dolci gemme per "catturare" altri prigionieri-ghiottoni pronti alla resa al re del cioccolato.
E un fronte che non poteva mancare nell'ascesa internazionale dell'artigiano dei sapori è quello della Cina dove, in collaborazione con operatori del posto, si appresta a inaugurare il terzo negozio con l'insegna di famiglia a campeggiare nella capitale del gigante asiatico dopo il primo sbarco nel marzo 2009.
«Lo apriremo in aprile - spiega Slitti mentre è impegnato nel suo laboratorio di Monsummano -. I cinesi si stanno avvicinando ora al cioccolato. Devo dire che a Pechino la gente ha un modo di vivere chiuso. Noi siamo nella parte storica della città. Per loro il cioccolato è ancora considerato un bene di lusso, un regalo da fare in particolari circostanze. Di cosa sono golosi? Soprattutto di praline sfuse. In Cina ci sono tantissime feste e ricorrenze e quello che ci viene chiesto è la variazione di incarti e confezioni».
Quelli dell'artigianato di alta qualità sono numeri piccoli. Nei negozi cinesi di Slitti lavorano non più di una decina di persone.
«Vado a fare degli stage per insegnare come si preparano i prodotti» chiosa il maestro che dal 1988 studia e perfeziona le prelibatezze capaci di collezionare premi e legioni di clienti. Ora è diventato un brand d'esportazione.
Il tour del "conquistare" non si fermerà alla Cina. Nello stesso mese Slitti sarà a Melbourne, in Australia, per aprire un secondo punto vendita dopo quello avviato con un successo fulmineo nell'ottobre 2009 a Port Fairy.
«Port Fairy - afferma Slitti - sta a Melbourne come Viareggio a Firenze. Le cose là stanno andando bene e allora mi hanno chiesto di sbarcare anche nella grande città. Andrò a fine aprile per verificare i posti dove inaugurare il negozio che contiamo di aprire tra settembre e ottobre di quest'anno».
Nel continente australe funziona l'altra squisitezza targata Slitti.
«Abbiamo un grande riscontro anche per il nostro caffè - dichiara -. Curiamo molto il processo di preparazione. Viene offerto e apprezzato il vero espresso all'italiana, così come il cappuccino con la schiuma. Gli australiani hanno un rapporto particolare con la cioccolata. Al momento del caffè, ad esempio, è d'obbligo mangiare una pralina. Anche per loro, come per i cinesi, la confezione di cioccolato non viene interpretata nel senso di un consumo ordinario, ma viene ritenuto un prodotto di lusso da regalare».
E Slitti è pronto a sfornare in quantità le sue dolci gemme per "catturare" altri prigionieri-ghiottoni pronti alla resa al re del cioccolato.
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