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L’accusa: omicidio colposo
Caso Giori, fissata l'udienza
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L’abitazione in cui furono trovati i corpi senza vita dei coniugi GioriCompariranno davanti al giudice delle udienze preliminari il 14 dicembre con l'accusa di omicidio colposo per la morte dei coniugi Giori, uccisi dalle esalazioni di monossido di carbonio la sera del 5 dicembre 2008. Sono il titolare dell'impresa che installò la caldaia killer, Gino Meini e i tecnici Juri Razzoli e Matteo Bazzicalupi
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LARCIANO. Compariranno davanti al giudice delle udienze preliminari il 14 dicembre con l'accusa di omicidio colposo per la morte dei coniugi Giori, uccisi dalle esalazioni di monossido di carbonio la sera del 5 dicembre 2008. Sono il titolare dell'impresa che installò la caldaia killer, Gino Meini e i tecnici Juri Razzoli e Matteo Bazzicalupi, tutti residenti a Lamporecchio.
A un anno di distanza dalla tragedia il caso approda in sede di udienza preliminare. Il giudice deciderà se mandare a processo i tre indagati, archiviare la loro posizione o chiedere altre perizie per approfondire passaggi che per il magistrato potrebbero richiedere ulteriori chiarimenti. A perdere la vita a causa del gas killer furono Bernardo Giori, 78 anni, e la moglie Regina Medeghini, di 73, deceduti nella loro casa in via Francesca dopo aver respirato monossido di carbonio sprigionato da una caldaia finita di installare il giorno stesso della tragedia.
L'accusa. La Procura della Repubblica, rappresentata nell'inchiesta dal sostituto Giuseppe Grieco, esclude il difetto di fabbricazione, per spiegare la diffusione del gas venefico nell'abitazione. Secondo i periti dell'accusa sarebbe stata l'errata installazione della caldaia a provocare la dispersione del monossido.
La difesa. Contestano la tesi della Procura i difensori degli indagati assistiti dall'avvocato Fausto Malucchi, Meini e Razzoli, e dai legali Alessandro Giuliani e Sandra Bendinelli per Bazzicalupi. Quando venne ascoltato dal sostituto procuratore Grieco, il titolare della ditta riferì di aver avvertito i Giori circa la pericolosità della caldaia appena montata che doveva restare spenta perché i lavori di collegamento non erano stati ancora ultimati.
Le parti civili. Il figlio della coppia deceduta è assistito dall'avvocato Vito Di Berardino, le altre due figlie sono rappresentate dagli avvocati Enrico Panelli e Federica Francesconi.
P.B.
A un anno di distanza dalla tragedia il caso approda in sede di udienza preliminare. Il giudice deciderà se mandare a processo i tre indagati, archiviare la loro posizione o chiedere altre perizie per approfondire passaggi che per il magistrato potrebbero richiedere ulteriori chiarimenti. A perdere la vita a causa del gas killer furono Bernardo Giori, 78 anni, e la moglie Regina Medeghini, di 73, deceduti nella loro casa in via Francesca dopo aver respirato monossido di carbonio sprigionato da una caldaia finita di installare il giorno stesso della tragedia.
L'accusa. La Procura della Repubblica, rappresentata nell'inchiesta dal sostituto Giuseppe Grieco, esclude il difetto di fabbricazione, per spiegare la diffusione del gas venefico nell'abitazione. Secondo i periti dell'accusa sarebbe stata l'errata installazione della caldaia a provocare la dispersione del monossido.
La difesa. Contestano la tesi della Procura i difensori degli indagati assistiti dall'avvocato Fausto Malucchi, Meini e Razzoli, e dai legali Alessandro Giuliani e Sandra Bendinelli per Bazzicalupi. Quando venne ascoltato dal sostituto procuratore Grieco, il titolare della ditta riferì di aver avvertito i Giori circa la pericolosità della caldaia appena montata che doveva restare spenta perché i lavori di collegamento non erano stati ancora ultimati.
Le parti civili. Il figlio della coppia deceduta è assistito dall'avvocato Vito Di Berardino, le altre due figlie sono rappresentate dagli avvocati Enrico Panelli e Federica Francesconi.
P.B.
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