Il Tirreno

Montecatini

LA STORIA

Le cavie umane delle zanzare tigre

David Meccoli
Le due ragazze cavie umane nella lotta anti-zanzare Sotto: una di loro con le gambe martoriate delle punture
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Le due ragazze cavie umane nella lotta anti-zanzare Sotto: una di loro con le gambe martoriate delle punture

Nina Colga e Katharina Muller, laureande in biologia e chimica all'Università di Regensburg in Baviera, hanno contato tra giugno e settembre quasi 40mila zanzare tigre e sono state punte 1500 volte. Per tre giorni alla settimana le due stagiste hanno offerto braccia e gambe scoperte alla ricerca

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MONTECATINI. Passar l'estate a contar zanzare. La lotta alla temibile "aedes albopictus", volgarmente detta zanzara tigre, passa più che mai dall'intervento umano. Studi approfonditi, due università coinvolte, una serie di trappole all'avanguardia: ma alla fine le oltre millecinquecento punture "a fini scientifici" se le sono prese due giovani "cavie", che sono venute appositamente dalla Germania.

L'idea di creare una task-force anti-zanzare è venuta dall'associazione Fondazione Montecatini. E d'accordo sulle conoscenze messe a disposizione dalle università di Pisa e di Regensburg (Ratisbona), sul coinvolgimento di aziende come la India di Padova, la Entomox di Pisa o la tedesca Biogents (specializzate in disinfestazioni e salute pubblica), ma senza la pazienza e l'abnegazione delle due stagiste tutto l'impianto avrebbe forse avuto altri (e meno "pungenti") risultati.

Nina Colga e Katharina Muller, laureande in biologia e chimica all'Università di Regensburg (in Baviera), sono riuscite a contare tra giugno e settembre, con precisione teutonica, la bellezza di quasi quarantamila zanzare tigre (24.657 femmine e 15.316 maschi, per la precisione) annidate nei giardini di tre zone campione di Montecatini e dello stabilimento Tettuccio. Effetti collaterali? Millecinqucentottantacinque punture.

Per tre volte la settimana (alternando zone trattate a zone non trattate da trappole e larvicidi), per mezz'ora nel tardo pomeriggio (quando le zanzare risultano essere più assetate di sangue), Nina e Katharina si sono tranquillamente sedute e hanno atteso, offrendo un prelibato banchetto fatto di gambe e braccia scoperte.

Un metodo di studio (sul campo) che ha anche un nome: "human lending rates". Con la zanzara che non poteva neanche essere schiacciata (no, troppo facile), bensì catturata, dopo però aver potuto compiere il suo rituale sulla pelle delle due studentesse. «A volte - racconta Nina - tornavamo in camera la sera con più di venti punture. È così che abbiamo passato la nostra estate, ma è stata un'esperienza bellissima. Le zanzare dovevano essere catturate con un bicchiere, poi congelate, sezionate e classificate. All'inizio il fastidio era tanto, ma pian piano ci siamo abituate».

A quanto provato sulla propria pelle, le due ragazze hanno poi dovuto aggiungere il lungo lavoro di conteggio degli esemplari catturati dalle trappole. «L'esperimento - spiega Fabio Macchioni, parassitologo e ricercatore all'ateneo pisano - aveva l'obiettivo di verificare la riduzione della densità di zanzare tigre, ricorrendo a prodotti antilarvali e trappole, senza l'uso di pesticidi. Per questo abbiamo scelto quattro aree della città in cui sono stati trattati tutti i tombini e altri potenziali focolai e abbiamo posizionato, in 58 tra abitazioni e hotel, speciali trappole che attraggono gli esemplari mimando il sudore umano».

E alla fine la prova è riuscita: 40mila zanzare catturate, oltre l'80% dei residenti nelle aree coinvolte che hanno notato una situazione migliorata rispetto allo scorso anno. E le stagiste? «Abbiamo ricevuto il 60% di punture in meno nelle zone della città trattate», dice soddisfatta Nina.

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