Acquistavano di tutto, tanto non pagavano
Ditta fantasma rivendeva al nero la merce in Toscana e al nord: tre arresti
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MONTECATINI. Compravano merce con assegni scoperti e postdatati finiti sempre con protesti, ma nel frattempo riuscivano a piazzare gli stessi prodotti ad altre aziende che senza troppi scrupoli li acquistavano a prezzi ribassati, alimentando così il giro d'affari illegale.
È durato qualche mese il business della rediviva "Tekno Plus Srl", di Pieve a Nievole, società inattiva da anni con sede a Roma, ma rivitalizzata come strumento per mettere a segno una serie di truffe tra Toscana, Lombardia e Veneto.
Ci ha pensato la Guardia di Finanza di Montecatini a interrompere il giro fraudolento avviato alla fine del 2007 e concluso nei primi mesi del 2008. Al termine delle indagini il Procuratore capo della Repubblica Renzo Dell'Anno ha chiesto e ottenuto dal gip Roberto Tredici tre misure di custodia cautelare in carcere nei confronti di Fermo Osvaldo Mappelli, 60 anni, origini bergamasche e domiciliato a Montecatini, di Marcello Vichi, 59 anni, di Campagnatico (Grosseto), domiciliato in Valdinievole così come Mauro Caselli, 54 anni, sempre di Grosseto. Per tutti, con precedenti specifici, l'accusa che li ha portati dentro è associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Le Fiamme Gialle stimano in 500mila euro il valore del materiale acquistato e non pagato.
Operazione "All free". Sono stati il procuratore Renzo Dell'Anno e il comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Massimo Prisco, a illustrare l'operazione "All free" annunciando un ulteriore impegno investigativo sia per rintracciare eventuali altre aziende truffate sia per individuare quelle imprese che hanno acquistato a importi convenienti e sospetti senza preoccuparsi dell'origine illecita della merce.
Il sistema. Secondo l'accusa i tre, con Mappelli nel ruolo di promotore, avevano utilizzato una società inattiva da tempo, la "Tekno Plus Srl" con sede legale a Roma, per presentarsi come acquirenti a quelle ditte che poi si sarebbero ritrovate con pesanti insoluti. La sede operativa era stata dichiarata a Pieve a Nievole e, all'oscuro del sistema truffaldino, negli uffici lavorava anche una segretaria. Il trio si proponeva ad aziende toscane e del nord Italia invitandole a mettersi in contatto con la sede di Pieve. Ai fornitori che chiedevano informazioni veniva spiegato che era in corso il trasferimento della ditta da Roma alla Valdinievole. Per i pagamenti poi lo stratagemma prevedeva l'emissione di assegni postdatati, senza copertura, che non risultavano riconducibili alla "Tekno Plus Srl". I carnet dei titoli provenivano da un conto corrente aperto da Marcello Vichi e venivano timbrati a firma di un sedicente ingegner Raimondi, in realtà Osvaldo Mappelli, in modo da mettere al riparo la società dal protesto dovuto all'assegno scoperto consentendole così di operare guadagnando soldi e tempo sui truffati. Caselli era quello che consegnava la merce alle aziende che l'acquistavano al nero.
Il prestanome. Nessuno dei tre arrestati avevi ruoli o cariche ufficiali nella "Tekno Plus Srl". Erano solo collaboratori. La responsabilità amministrativa e penale era stata fatta ricadere sulle spalle di un ignaro marocchino, residente in Valdinievole, al quale avevano fatto credere di averlo assunto come operaio. In realtà era lui l'amministratore. Lo era diventato dopo aver firmato una pila di carte ignorando il senso dei documenti. Nei suoi confronti non sono stati presi provvedimenti.
La merce. Sono almeno una quindicina le aziende truffate identificate dalla Finanza. Si va da Prato ad Empoli, da Siena a Pistoia, ma anche Milano e Vicenza. Svariata la tipologia di merce trattata dalla società usata come schermo dagli arrestati per consumare i raggiri. Nel campionario figurano orologi a pendolo, olio di oliva, sedie, materassi, carrelli elevatori e altro per un importo di 500mila euro. Soldi che, stando agli inquirenti, sarebbero stati spesi dal trio nel soggiorno in Valdinievole.
È durato qualche mese il business della rediviva "Tekno Plus Srl", di Pieve a Nievole, società inattiva da anni con sede a Roma, ma rivitalizzata come strumento per mettere a segno una serie di truffe tra Toscana, Lombardia e Veneto.
Ci ha pensato la Guardia di Finanza di Montecatini a interrompere il giro fraudolento avviato alla fine del 2007 e concluso nei primi mesi del 2008. Al termine delle indagini il Procuratore capo della Repubblica Renzo Dell'Anno ha chiesto e ottenuto dal gip Roberto Tredici tre misure di custodia cautelare in carcere nei confronti di Fermo Osvaldo Mappelli, 60 anni, origini bergamasche e domiciliato a Montecatini, di Marcello Vichi, 59 anni, di Campagnatico (Grosseto), domiciliato in Valdinievole così come Mauro Caselli, 54 anni, sempre di Grosseto. Per tutti, con precedenti specifici, l'accusa che li ha portati dentro è associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Le Fiamme Gialle stimano in 500mila euro il valore del materiale acquistato e non pagato.
Operazione "All free". Sono stati il procuratore Renzo Dell'Anno e il comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Massimo Prisco, a illustrare l'operazione "All free" annunciando un ulteriore impegno investigativo sia per rintracciare eventuali altre aziende truffate sia per individuare quelle imprese che hanno acquistato a importi convenienti e sospetti senza preoccuparsi dell'origine illecita della merce.
Il sistema. Secondo l'accusa i tre, con Mappelli nel ruolo di promotore, avevano utilizzato una società inattiva da tempo, la "Tekno Plus Srl" con sede legale a Roma, per presentarsi come acquirenti a quelle ditte che poi si sarebbero ritrovate con pesanti insoluti. La sede operativa era stata dichiarata a Pieve a Nievole e, all'oscuro del sistema truffaldino, negli uffici lavorava anche una segretaria. Il trio si proponeva ad aziende toscane e del nord Italia invitandole a mettersi in contatto con la sede di Pieve. Ai fornitori che chiedevano informazioni veniva spiegato che era in corso il trasferimento della ditta da Roma alla Valdinievole. Per i pagamenti poi lo stratagemma prevedeva l'emissione di assegni postdatati, senza copertura, che non risultavano riconducibili alla "Tekno Plus Srl". I carnet dei titoli provenivano da un conto corrente aperto da Marcello Vichi e venivano timbrati a firma di un sedicente ingegner Raimondi, in realtà Osvaldo Mappelli, in modo da mettere al riparo la società dal protesto dovuto all'assegno scoperto consentendole così di operare guadagnando soldi e tempo sui truffati. Caselli era quello che consegnava la merce alle aziende che l'acquistavano al nero.
Il prestanome. Nessuno dei tre arrestati avevi ruoli o cariche ufficiali nella "Tekno Plus Srl". Erano solo collaboratori. La responsabilità amministrativa e penale era stata fatta ricadere sulle spalle di un ignaro marocchino, residente in Valdinievole, al quale avevano fatto credere di averlo assunto come operaio. In realtà era lui l'amministratore. Lo era diventato dopo aver firmato una pila di carte ignorando il senso dei documenti. Nei suoi confronti non sono stati presi provvedimenti.
La merce. Sono almeno una quindicina le aziende truffate identificate dalla Finanza. Si va da Prato ad Empoli, da Siena a Pistoia, ma anche Milano e Vicenza. Svariata la tipologia di merce trattata dalla società usata come schermo dagli arrestati per consumare i raggiri. Nel campionario figurano orologi a pendolo, olio di oliva, sedie, materassi, carrelli elevatori e altro per un importo di 500mila euro. Soldi che, stando agli inquirenti, sarebbero stati spesi dal trio nel soggiorno in Valdinievole.
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