Il Tirreno

Silvio Baldini e la voglia di tornare ad allenare «L’importante è poter lavorare a modo mio»

Luca Santoni
Silvio Baldini e la voglia di tornare ad allenare «L’importante è poter lavorare a modo mio»

L’intervista con l’ex mister della Carrarese l’unica squadra, racconta al Tirreno, contro la quale non potrà mai giocare 

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il personaggio

Silvio Baldini sarà il prossimo allenatore della Juve Stabia?

Presto per dirlo. Sicuramente tra la compagine di Castellammare di Stabia ed il tecnico massese sono in corso contatti e trattative, ma nulla è ancora deciso, anche perché non mancano le alternative. La voglia di allenare è tanta, ma Baldini tornerà a sedere su una panchina, solamene se troverà l'ambiente giusto, che gli permetterà di portare il suo modo di lavorare, senza compromessi, come accaduto qui a Carrara nelle ultime quattro stagioni.

Ecco di seguito l'intervista rilasciata al nostro giornale, nella quale Baldini ribadisce la sua filosofia di calcio, insieme all'eterno amore che lo lega alla Carrarese, l'unica squadra contro la quale non potrà mai giocare.

«La Juve Stabia? Siamo solamente ad una fase di contatti, un pour parler. Ho parlato anche con altre squadre che mi hanno chiamato».

Mister, esattamente cosa stai cercando e quali progetti potrebbero piacerti?

Il massimo è stato allenare la Carrarese. Dopo aver allenato quella squadra, come ho fatto io, diventa difficile scegliere. Se non mi scatta la scintilla, starò fermo e non allenerò. Se, al contrario, mi scatterà la scintilla, proverò a gettarmi in una nuova avventura». Dipenderà dagli obbiettivi del club che ti verrà a cercare? «Non da quello, ma da che tipo di percorso vorranno compiere le persone che mi chiameranno. Alla fine tutti vogliono vincere. La differenza per me la farà la possibilità di adottare certe tipologie di lavoro. Se posso ripetere quello che ho fatto a Carrara, allora posso allenare, altrimenti niente da fare.

Diverse società ti stanno cercando. La sensazione è che ti vedremo su una panchina la prossima stagione.

La voglia di allenare c'è ancora, ma, ripeto, l'importante è che possa lavorare a modo mio, come ho sempre fatto. Ad oggi i presupposti non ci sono, ma può darsi che fra una settimana ci siano.

In linea generale, che impressione ti sei fatto della realtà attuale del calcio, in base ai contatti che hai avuto in queste settimane?

Ho incontrato tutte persone alla ricerca di allenatori di un certo nome, per dimostrare alle loro piazze di aver scelto un progetto serio. Secondo me però non basta solo il nome, servono i fatti.

Esiste la possibilità che tu possa allenare una squadra diretta rivale della Carrarese o accetterai chiamate solo da altri gironi, per non trovare sul tuo percorso gli azzurri?

Potrei anche allenare nello stesso girone della Carrarese, ma contro di lei non giocherò mai. Mi conosco e se l'ho detto, sono pronto a farlo. Non potrei mai andare contro il mio sogno e contro le persone innamorate della Carrarese. So che se dovesse arrivare quel giorno, io non potrei mai affrontare i miei amici, quelli veri, non quelli di circostanza che quando vinci ti applaudono e quando perdi ti fischiano. I miei amici ci sono sempre, al di là del risultato. Siccome tanti miei amici sono tifosi della Carrarese, io non posso giocare contro le persone che mi vogliono bene. La Carrarese è stata il mio sogno: se una società lo accetta, bene, altrimenti pazienza.

A proposito, in questi giorni la Carrarese è ancora un cantiere aperto. La società deve scegliere il nome del nuovo direttore e poi ci sarà da ricostruire la squadra. Tu cosa auguri alla Carrarese?

Da quando mi sono fatto da parte, faccio solo il tifo per lei.

Ti senti ancora con la proprietà?

Sono miei amici. Siamo stati quattro anni insieme. Andiamo a cena. Discutiamo, ci confrontiamo e parliamo come amici veri. Hanno sempre voglia di migliorare. Secondo te hanno voglia di continuare? «Quella c'è sempre, ma devono affrontare molte problematiche. Loro stanno portando avanti la causa della Carrarese, nonostante i tanti sacrifici: questa cosa deve essere compresa. La Carrarese quest'anno è stata sostenuta dalle spalle di Manrico Gemignani, dalla sua famiglia e dalla Sagevan, ma questi signori si stuferanno prima o poi, se gli mettono i bastoni tra le ruote. Bisogna dar loro sostegno non solo a parole, ma con i fatti». —

Luca Santoni

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