Il presidio
L’addio del dg Berti «Qui ho vissuto quattro anni stupendi»
Il dirigente: «Carrara è stata un’esperienza importante Cerco una piazza dove lavorare e fare le cose bene»
Luca Santoni
carrara. «Si chiude un ciclo. Devo ringraziare tutta la piazza di Carrara, la società e Silvio Baldini. Sono stati anni belli e pieni di soddisfazioni». Con queste parole Gianluca Berti saluta la Carrarese e la città di Carrara. L’attuale dg azzurro, arrivato quattro stagioni fa insieme a mister Baldini, non sarà riconfermato. Resta un’esperienza sicuramente positiva. «Ricordo la semifinale di Bari e la sfida playoff di Vercelli, insieme a tante sensazioni piacevoli. Gli ultimi sei mesi non sono stati all’altezza della squadra, ma qui ho vissuto quattro anni intensi e stupendi. Mi porterò sempre il ricordo di Carrara come un’esperienza importante».
Per lei l’approdo alla Carrarese rappresentò l’esordio da direttore rispetto alla precedente carriera di procuratore. Carrara può essere il suo trampolino?
«Me lo auguro. Qualche rumore c’è, ma voglio valutare tutte le situazioni che ci sono e che verranno. Cerco un posto dove poter lavorare tranquillamente e serenamente, altrimenti sono pronto ad aspettare».
Cerca una conferma in questa categoria, o l’opportunità di un salto in Serie B?
«Per educazione parlo con tutti coloro che mi chiamano. Se ci saranno le condizioni giuste, le prenderò in esame. Ho avuto chiamate anche da categorie superiori, ma resta da vedere se poi si concretizzeranno. Voglio una piazza dove possa lavorare e fare le cose per bene».
In passato aveva detto di preferire la carriera da direttore a quella da procuratore. Ne è sempre convito, nonostante i procuratori in quest’era siano i veri padroni del calciomercato?
«Loro guadagnano sicuramente molto di più. Io ho il patentino da direttore sportivo ed è un lavoro che mi appassiona e mi piace. Sono contento del lavoro che ho fatto e mi servirà per il mio futuro».
In questi anni la Carrarese aveva puntato alla promozione. Cos’è mancato per centrare il grande salto?
«Un po’ di fortuna, ma bisogna tenere conto che ai playoff ci si scontra con realtà molto importanti e diventa difficile. Non c’era l’obbligo di andare in Serie B, c’è il sogno, ed è diverso. Non eravamo il Bari della situazione. Eravamo una mina vagante e abbiamo fatto tribolare tante squadre importanti. C’era la voglia di fare bene e c’è mancato davvero poco».
In quattro stagioni ha portato avanti tantissime trattative. Quali sono le operazioni in entrata o uscita di cui va più fiero?
«Biasci lo prendemmo a zero euro dalla Massese e lo rivendemmo al Carpi abbastanza bene. Era in scadenza e l’occasione andava presa al volo. Mi vengono in mente gli ingaggi di quest’anno dei giovani Manzari e Schirò, appetiti da grandissime squadre in B e C. Grazie ai buoni rapporti che avevo, sono riuscito a farli venire a Carrara. Le squadre importanti hanno sempre dato volentieri giocatori alla Carrarese».
Ci può raccontare qualche operazione saltata all’ultimo momento?
«Ce ne sono state diverse. Posso dire Terrani e Malomo. L’unico dispiacere che ho, è non aver potuto trattenere Valente: giocatore di un’altra categoria. Uno come lui in serie C può fare la fortuna di ogni squadra. Io gli sono molto affezionato e sono stato contento di averlo portato a Carrara, anche se non è stato facile. Comunque sono legato a tutti coloro che sono venuti a Carrara e tanti di loro giocano in B o in C da protagonisti». –
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google