Il presidio
«Una vergogna la Coppa Italia senza le squadre di Serie C»
Parla l’ex Carrarese Walter Devoti: «Ci si dimentica che le società sono anche dei tifosi Il nostro futuro? Servono due cose: un settore giovanile importante e strutture moderne»
il personaggio
L’ex Carrarese Walter Devoti boccia senza mezzi termini la decisione presa dalle Leghe di Serie A e B di estromettere la Serie C dalla prossima Coppa Italia. Fino alla passata stagione le società di Lega Pro, classificatesi nelle prime 6 posizioni, potevano partecipare alla Tim Cup con gli spareggi che andavano in scena tra fine luglio e inizio agosto. Parallelamente lo storico dirigente azzurro commenta anche il momento delicato che sta attraversando il club di piazza Vittorio Veneto.
«La Coppa Italia senza la Serie C è una vergogna. Prima si è creato tanto clamore per l’ipotesi della Superlega e poi si permette tutto questo? Ci si dimentica che le società appartengono alle proprietà, però le società sono anche dei tifosi e senza di loro il calcio non ha senso. Io ad esempio ho smesso di andare a vedere anche le partite della Carrarese. Non ci riesco, perché il calcio è spettacolo e senza pubblico non può esistere. La decisione di estromettere la Serie C dalla Coppa Italia mi fa arrabbiare. Cancella completamente quanto seminato tanti anni fa, quando nei gruppi di lavoro assieme a me c’erano i vari Rinaldo Sagramola alla Lodigiani e Beppe Marotta al Monza. Lo spirito era quello di dare spazio alle piccole società, perché il calcio è spettacolo. Certo, adesso c’è la pandemia, ma tutti stanno cercando di riaprire e questa decisione è contraddittoria».
«Il discorso – prosegue DEvoti – vale anche per i dilettanti. La Coppa Italia era un’occasione per coinvolgere i tifosi di queste categorie. È stata una decisione ignobile. Io ho grande stima di Gravina e Abete, ma il calcio è troppo in mano a burocrati, mentre dovrebbe essere governato da chi ha fatto calcio».
«Noi – si chiede Devoti – abbiamo mai avuto un presidente di federazione ex calciatore, allenatore o direttore sportivo? Meno male che Gravina ha fatto il presidente per tanti anni, quindi ha esperienza, ma queste decisioni vengono da burocrati, non da chi ha fatto calcio. Mi auguro che ci sia una rivolta da parte dei tifosi, perché loro sono i primi a doversi arrabbiare. Bisognerebbe fare come in Inghilterra, ma stiamo parlando di un’altra mentalità. Per loro prima arriva il tifoso, basta comparare i loro stadi con i nostri».
Devoti passa alla Carrarese. «Io ho sempre grande rispetto per i proprietari della Carrarese e quelli che abbiamo adesso sono eccezionali, nel senso che hanno grandi possibilità, quindi teniamoceli stretti, ma un club come il nostro avrebbe bisogno di due cose fondamentali: un settore giovanile importante e strutture moderne. La Carrarese rappresenta tutta la tifoseria, tutti gli amici di Carrara. Quando vedo le condizioni dello stadio e sento polemiche di qualche politico, non resisto, perché non sanno quanto è importante per la gente la Carrarese, così com’è importante la San Marco, o la Portuale, quando c’era. Sono patrimoni sociali. Quando un genitore porta i figli in queste realtà, può stare tranquillo, perché si trova in ambienti sani e toglie i figli dai pericoli della strada. Quindi sono inorridito da questa decisione della Coppa Italia, così come lo sono dalle condizioni in cui si trova il nostro stadio dei Marmi».
«Durante le nostre gestioni – prosegue – ricordo un’amministrazione sempre vicina alla Carrarese e mai distante come lo è ora. Ripeto, io sarò sempre dalla parte di chi ha in mano la Carrarese. Certo se la proprietà è locale, sono più contento, perché ormai abbiamo una certa esperienza con chi viene da fuori. La Carrarese è un bene di Carrara e una persona che viene da fuori, non so che passione possa avere per la squadra. Sulla proprietà non mi permetto di dare giudizio. Io spero che vadano avanti loro, con i programmi che stabiliranno, tenendo conto del mio modesto parere: per la Carrarese è fondamentale avere strutture e un settore giovanile importante che lanci ragazzi in prima squadra. Per tanti anni la società è andata avanti anche grazie agli introiti derivanti dal vivaio. Sono convito che alla fine i nostri imprenditori proseguiranno la loro avventura. Queste persone hanno sempre manifestato tanta passione e alla fine prevarrà l’amore per questa squadra». — Luca Santoni
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