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Carrarese, il Gruppo Marmo cerca nuovi soci

Luca Santoni
Carrarese, il Gruppo Marmo cerca nuovi soci

Futuro in salita per l’assetto societario, intanto si parla dell’interessamento di un imprenditore esterno alla città

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carrara. Per la Carrarese il futuro è tutto in salita. Altro che salvezza acquisita, la vera partita per il destino del club apuano si sta giocando in queste settimane, non più sui campi di calcio, ma tra gli uffici di piazza Vittorio Veneto e piazza 2 Giugno. Una situazione complicata che, in confronto, fa apparire come una passeggiata il campionato appena andato in archivio con la 16esima posizione in classifica.

La notizia ormai sta rimbalzando da tempo: l’attuale proprietà dopo cinque anni di gestione non è più intenzionata ad andare avanti da sola. La Carrarese è al bivio. Due infatti sono le strade percorribili, o almeno quelle che l’attuale “Gruppo Marmo” ha preso in considerazione: consegnare le chiavi del club al sindaco di Carrara De Pasquale o cercare soci esterni alla città, per condividere con questi le spese della prossima stagione sportiva. In entrambi i casi, scenari che lascerebbero intravedere situazioni problematiche per la Carrarese Calcio. Almeno per il momento i sostenitori della società stanno cercando di trovare una sponda amica nel Comune di Carrara. In questi giorni è già avvenuto un primo incontro tra i vertici azzurri e la amministrazione comunale. Un tête-à-tête in cui il “Gruppo Marmo” ha ribadito l'intenzione di non voler più proseguire da solo. Un gruppo che ha sempre preferito rimanere lontano dalle luci della ribalta e dai media, ma non è certo un mistero che in questi anni la sopravvivenza della Carrarese sia stata garantita da Manrico Gemignani, Alberto Franchi e Claudio Santi. Lo ha dichiarato chiaramente anche Silvio Baldini al momento del suo addio, e nessuno ha smentito quelle parole. Altrettanto chiaro è il messaggio che arriva da piazza Vittorio Veneto: i numeri sono diventati troppo grandi per sole tre forze imprenditoriali, seppur importanti. Servono più sponsor o più soci pronti a portare avanti la causa azzurra.

L’avventura potrebbe anche continuare, ma servirà un cambio di rotta netto rispetto al passato recente e una nuova iniezione di entusiasmo. Il mondo del lapideo “made in Carrara” dovrebbe nuovamente unirsi e far fronte tutto insieme a questa nuova esigenza. Bisognerebbe riallargare il gruppo dei sostenitori più impegnati, come era accaduto all'inizio di questa fase, subito dopo la rinascita del club da quell'ignobile fallimento del 2016. Ai tempi l’impresa era riuscita, ma come insegna quell'esperienza, servirebbe la buona volontà e un grosso impegno della politica locale: questa è una premessa imprescindibile. Il confronto su questi temi tra Carrarese e Comune è ripartito, ma il timore, come abbiamo già scritto, è che si assista ad un confronto tra sordi. Non resta che aspettare e capire se qualche cosa di positivo si sbloccherà nei prossimi giorni. Esiste anche un piano B, tutt'altro che remoto, ma forse ancora più rischioso. Quello di affidare metà delle quote societarie a realtà non cittadine: una formula che storicamente ha sempre portato la Carrarese verso disastri. È infatti in atto una trattativa, o almeno un pour parler, tra i vertici societari ed un intermediario legato al mondo del calcio.

Secondo alcune fonti, si tratterebbe di un addetto ai lavori, con esperienze nella Sampdoria, che porterebbe in dote una serie di finanziatori. Questa cordata esterna acquisirebbe il 50% del club e l’intermediario diventerebbe il nuovo direttore della Carrarese. Il Gruppo Marmo rimarrebbe con l'altro 50% e confermerebbe Antonio Di Natale in panchina. Insomma, una soluzione molto simile a quanto assistito nel 2016-17, che degenerò in un braccio di ferro tra il presidente Zangari, arrivato col ds Anzalone, ed il Gruppo Marmo, che aveva puntato su mister Danesi. Come andò a finire lo sappiamo bene. —

Luca Santoni

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