Il presidio
Allenamenti sì campionato no Zebrette nel limbo
Dario Pantera: l’incertezza sulla ripresa del torneo tiene bloccato anche il mercato “Soffre” ma non chiude lo Store bianconero
massa. Dalla Federazione calcio ancora nessuna notizia riguardo alla ripresa o continuazione dei campionati dilettantistici e giovanili per cui la Massese rimane in attesa ma nello stesso tempo i ragazzi continuano ad allenarsi, anzi aumentano l’impegno, anche per distrarsi dall’assillo del Covid che sembra non dare tregua.
È una battaglia dura, ma non soltanto per il calcio, anche se quello dilettantistico e giovanile sarà quello che ne risentirà di più. È lo stesso direttore generale della società bianconera Dario Pantera a dare la sensazione sua e della società sue questa situazione di prolungata incertezza. «Siamo amareggiati perché noi ci alleniamo, anzi è aumentato l’impegno dei ragazzi che intendono così provare a scacciare questo incubo Covid – dice il dg zebrato – e ci aspettiamo da un momento all’altro qualche notizia positiva, la Federazione deve prendere una decisione. È ancora aperto il mercato ma in queste condizioni, senza sapere se e quando si riprenderà il torneo, è difficile fare acquisti o cessioni. Noi qualche giocatore di qualità potremmo prenderlo, ma senza notizie positive preferiamo star fermi, anche perché la squadra ha dimostrato di essere valida anche con l aattuale rosa. Qualche altra società ha mosso alcuni giocatori, come il Tau Calcio che ha ceduto due giocatori, uno al Ghivizzano ed uno alla Pianese, poi il Cascina che ha ceduto un attaccante al Prato (Falchini?) ma nel complesso poche cose».
E in casa Massese c’è dispiacere anche per lo Store bianconero di recente inaugurazione. Dice in proposito Pantera: «Il negozio, pur muovendosi abbastanza in termini di vendite, rimane in attesa della ripartenza generale, dall’apertura i tifosi vengono ad acquistare gadget e altre cose con i simboli della Massese, magliette, calzoncini, sciarpe, bandiere, cappellini e tante altre cose, per se stessi e per fare regali magari da inviare a parenti e amici che abitano in altre città o paesi e siamo soddisfatti anche perché con buona parte del ricavato facciamo beneficenza, lo inviamo all’Opa». —
Aldo Antola
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