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Doppia impresa dei runner estremi
Antonio Musetti dal porto fino alla vetta del Monte Sagro Nicola Del Vecchio da piazza Bad Kissingen alla Tambura
Massa-Carrara
Da Marina di Carrara alla vetta del monte Sagro e da Marina di Massa a quella del monte Tambura, di corsa: una sfida personale, a livello sportivo, ma anche per ribadire tutte le potenzialità dei sentieri apuani e accendere così i riflettori sulla storia, l'ambiente e il recupero di alcuni tratti. Il runner carrarese Antonio Musetti e il collega massese Nicola Del Vecchio “corrono” contro i “campanili” e nei giorni scorsi hanno provato i rispettivi tracciati a suon di chilometri, sentieri e cronometro. Cominciamo da Carrara. Musetti è partito domenica 6 da Marina di Carrara (presso la statua del "Buscaiol", per intenderci) per poi percorrere il viale XX Settembre, complice l'orario mattutino, e dopodiché, prima del cimitero monumentale di Marcognano, ha virato verso i bacini marmiferi di Torano e Lorano prima di imboccare il sentiero Cai numero 182, allo stabilimento Omya. «Ormai una strada di cava – spiega – che porta alle cave alte del Vasaro e da lì si prosegue per una vecchia marmifera, alla cui fine ci sono i resti di un'antica casa di cavatori», ripercorre. Ci aggiriamo attorno ai 16 chilometri (quasi mille metri d'altezza); il suo percorso si è suddiviso tra crinali, marmifere, per arrivare tra il piazzale “Belvedere” e la Cava dei poeti per giungere a Foce Pianza e, da lì, raggiungere quota 1753 metri, sul Sagro, con oltre 20 chilometri nelle gambe. Poi il ritorno, per un tempo totale di percorrenza di 4 ore e 37 minuti fatto di 43 chilometri complessivi e 1850 metri di dislivello. Da Carrara, passiamo a Massa con 50 chilometri complessivi e 1900 metri di dislivello positivo per Nicola Del Vecchio che è partito, domenica scorsa, da piazza Bad Kissingen a Marina di Massa per proseguire verso il centro (lungo viale Roma) e salire in via Bassa Tambura verso Forno: Canevara, Guadine, Gronda, e Resceto, 18 chilometri. È lì che parte la via Vandelli da prendere per giungere al passo della Focolaccia (attraverso il sentiero 166, sulla lizza “Magnani”, dettaglia). Dalla Focolaccia si arriva in vetta (1895 metri) e si chiude l'anello al rientro - verso il passo della Tambura (quota 1620 metri) fino a Resceto - per poi concludere il ritorno da quest'ultimo con il medesimo tracciato dell'andata. I tempi? 5 ore e 5 minuti per rivedere il litorale massese per Del Vecchio. Grande soddisfazione personale per entrambi, sul fronte tempistiche, ma c'è di più. «Quest'anno l'emergenza Covid-19 ha bloccato le gare, la nostra passione, e allora diciamo che l'idea è partita da lì, con la scelta di un percorso mare-monti “simbolo” delle rispettive città. Non siamo in molti a praticare questo sport, ma quello che notiamo è una scarsa attenzione a un territorio bellissimo, da valorizzare; valorizzazione che c'è altrove, dove solitamente gareggiamo. Eppure in una manciata di ore a corsa siamo partiti dal mare, arrivando su vette bellissime, con una vegetazione unica, bevendo alle nostre fontane», spiegano i due runner. Sport, tutela dell'ambiente e valorizzazione del territorio si incontrano in un pensiero unico dopo due percorsi differenti: «La nostra passione può accendere i riflettori su percorsi ricchi di storia, di caseggiati abbandonati di cavatori, di vegetazione e molto altro ancora», osservano i due atleti apuani.
L.B.
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