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«Se il protocollo della A fosse lo stesso per i dilettanti, si fa prima a chiudere»
Mangini: «L’unica soluzione è che i Comuni si accollino quei costi, le società non sono in grado di sostenerli»
massa
Manca l’ufficialità, ma tutti gli indizi ci dicono che assai difficilmente il mondo del calcio dilettantistico riprenderà la sua attività. Impossibile infatti che il calcio minore che, ahinoi, comprende anche la Massese, possa affrontare, a livello economico, le spese necessarie per mettere in sicurezza dal Covid-19 giocatori e staff vari.
Con il presidente del Comitato Regionale Toscana, Paolo Mangini abbiamo provato a fare il punto della situazione a pochi giorni dalla ripresa - almeno per quello che concerne la serie A - degli allenamenti di gruppo, al via da lunedì. «Ogni decisione circa una eventuale chiusura definitiva dei campionati dilettantistici - ha spiegato Mangini - verrà presa a Roma dal Consiglio Federale per un motivo evidente, vale a dire che tutte le Leghe sono interconnesse anche se qualche volta può sembrare che non sia così. La decisione se chiudere e come chiudere la prenderà il Consiglio Federale». Certamente una eventuale ripresa verrà contemplata nel momento in cui potrà essere garantita una certa sicurezza seguendo i rigidi protocolli imposti dal comitato tecnico-scientifico e, di conseguenza, dal Governo. Il rispetto di tali regole comporta delle spese che così, a occhio e croce, possono essere sostenute solo dalle società della serie A.
«Al momento - ha aggiunto il presidente del Comitato Regionale - si conosce solo il protocollo deciso per la serie A. Anche in questo caso, mi sembra evidente che se i protocolli della serie A dovessero essere validi anche nei campionati dilettantistici penso che si potrebbe chiudere. I costi sarebbero insostenibili. Sto solo aspettando un protocollo per i dilettanti che, ripeto, se fosse il medesimo le cose sono due: o tutti quegli strumenti vengono, come dire, collocati dai proprietari dei campi, quindi le amministrazioni comunali, oppure non si gioca, non c’è verso. Le società non potrebbero mai sostenere un costo del genere». Al di là di tutto, l’emergenza Covid sta creando dei gravi problemi economici a tutto il paese che, ovviamente, interessano anche le società di calcio, soprattutto quelle dilettantistiche.
«Per aiutare le società dal punto di vista delle linee di credito - ha ribadito Mangini - deve uscire un bando del Credito Sportivo per un massimo di 25 mila euro garantiti. Per quello che riguarda invece noi come Comitato, stiamo preparando con l’istituto di credito che è nostro partner da anni, una linea di liquidità fatta apposta per la ripartenza. È chiaro che non si tratta di soldi a fondo perduto, ma si tratta di avere comunque tassi molto agevolati. Oltre a questo, ci stiamo adoperando ormai da due mesi e mezzo sia sulle tariffe di luce e gas, sia per la proroga alle convenzioni sugli impianti sportivi, inoltre ci stiamo adoperando insieme ad altri affinché la Regione possa avere un fondo per dare un aiuto a fondo perduto».
Il pericolo maggiore è che molte società non riescano a ripartire. «Faremo di tutto - ha concluso Mangini - perché ciò non avvenga. La prima cosa che ho chiesto alla Lega il 9 marzo, nell’ultima riunione del consiglio direttivo a Roma, è stata l’abbassamento massiccio dei costi federali; insomma faremo l’impossibile per far sì che l’abbassamento dei costi per ricominciare sia reale. Le società dilettantistiche sono un grande patrimonio e questo patrimonio non può andare perduto». —
Alessandro Tabarrani
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