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Stop totale per le due guerre «Poi tornammo tutti più forti»

Luca Santoni
Stop totale per le due guerre «Poi tornammo tutti più forti»

L’azionista e socio unico della società azzurra ricorda quando il calcio fu interrotto tra il 1915 e il 1918 e il ’43-45. «Io nato con i bombardamenti e ora l’epidemia»

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carrara

Terzo appuntamento con Gualtiero Magnani. Un'ultima tappa di corsi e ricorsi storici in compagnia dell'azionista e socio unico della Carrarese, che vuole anche lanciare un segnale di speranza per la nostra città, insieme a tutta l'Italia alle prese con la grave emergenza sanitaria. Un percorso dal particolare all'universale, quello che compiamo al fianco del decano degli sportivi carraresi.

Nei giorni scorsi Magnani aveva raccontato i precedenti storici legati esclusivamente alla Carrarese: gli stop e le squalifiche del 1921 e del 1947. Con questa intervista conclusiva il professore ricorda le interruzioni che il calcio tricolore dovette subire su tutto il panorama nazionale: ovvero le due guerre mondiali. I precedenti più tragici del nostro '900 e che, per ampiezza, possono maggiormente essere affiancati alla stretta attualità. «Prima di oggi – spiega Magnani – il calcio italiano si era fermato completamente solo a causa dei due conflitti mondiali. Con lo scoppio della Grande Guerra (per l'Italia 1915-1918, ndr) il campionato in corso venne interrotto e le competizioni vennero sospese fino al 1919. Durante la Seconda Guerra Mondiale, invece, si giocò fino alla stagione ’43-44 con un campionato Alta Italia, che però non venne riconosciuto. Poi tra il 1944 e il 1945 tutto venne definitivamente sospeso. Erano gli anni dei bombardamenti. La guerra era iniziata prima, ma qui iniziammo a sentirla in quegli anni. Mi ci metto anch'io».

Magnani infatti è nato nel 1938. «L'altro giorno ne stavo parlando con un amico coetaneo: la nostra generazione è nata con la guerra e terminerà con un'epidemia. Non è proprio un arco idilliaco». Quali sono – chiediamo - le sue personali considerazioni sulla situazione d'emergenza che il nostro paese sta vivendo? «Credo che lo stop totale dei campionati sia stato giusto. Se il contagio è così elevato anche tramite la vicinanza tra le persone, un campo sportivo può essere un luogo pericoloso. Una volta che l'emergenza sanitaria sarà stabilizzata e potrà essere controllata, anche il calcio potrà riprendere. Dopo fatti del genere, lo sport è sempre un elemento importante, per ridare impulso alle comunità. Sotto questo aspetto lo sport, e il calcio in particolare, ha sempre fatto la sua parte. Il campionato ’45-46 cominciò in fretta e furia per una scelta ben precisa. Si giocò un campionato misto A-B, uno Nord e uno Sud. Malgrado le condizioni difficili in cui versava l'Italia, si volle subito scendere in campo, per dare un forte segnale di speranza al popolo italiano: “Si riparte!”. E così si corse il Giro d'Italia e si disputarono i campionati. Fu molto importante per il morale delle varie città. Gli italiani tornarono a ritrovarsi e poterono risentirsi un'unica grande comunità nazionale. Questo è un compito di cui lo sport può farsi carico», conclude il socio unico azzurro. —

Luca Santoni

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