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Mauro Genovesi, la Partaccia e l’amicizia con Gimondi

Aldo Antola
Mauro Genovesi, la Partaccia e l’amicizia con Gimondi

Massa, il ricordo del titolare dell’omonimo Ristorante Pizzeria, che negli Anni Settanta aveva organizzato importanti corse per ciclisti professionisti

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Massa. Mauro Genovesi, classe 1938, grande appassionato di ciclismo, è rimasto molto addolorato dalla improvvisa scomparsa di Felice Gimondi. Diventati amici dai tempi dei successi del bergamasco e della sua attività di dirigente ciclistico che organizzava gare e presiedeva una società ciclistica, fra i due l’amicizia è continuata nel tempo. Gimondi veniva spesso al suo ristorante di Partaccia anche quando non c’erano corse ed ha avuto ricambiato inviti a Bergamo.

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In questo periodo Genovesi organizzava a Partaccia anche gare di ciclismo per professionisti. Mauro, che ha dato vita al Ristorante Pizzeria Mauro nel 1962 e che appunto porta il suo nome a Partaccia, è un grandissimo appassionato del ciclismo ed ha tante cose da raccontarci. Ricordi piacevoli. Ma prima vuole levarsi il classico sassolino dalle scarpe. «Dopo le gare degli anni Settanta – osserva Mauro- dove a Partaccia ho organizzato molte corse, anche per professionisti, non è più stato fatto nulla, nemmeno le corse sui sacchi – dice per portare un esempio – e pensare che questo sport è una fonte molto importante per il turismo. Ma ora passiamo ad altro». Quindi Mauro inizia: «La mia grande passione mi ha portato giovanissimo a seguire il ciclismo, ho conosciuto e stretto la mano anche a Coppi e Bartali, poi ho iniziato a metter su una squadra e gli ho dato il nome del locale che avevo aperto, “Pizzeria Ristorante Mauro”. Dalle categorie più piccole, esordienti, allievi e poi juniores. In questo periodo hanno corso con la mia squadra atleti locali che hanno vinto molto e qualcuno è passato anche professionista vincendo tappe al Giro D’Italia, come Fabrizio Convalle. Poi mi venne in mente di organizzare gare per professionisti come il circuito del 1973 vinto da Francesco Moser e nel 1974 vinto da Franco Bitossi e insieme agli assessori della Provincia di Massa-Carrara organizzammo anche una tappa del Giro D’Italia a Marina di Massa, vinta da Di Basco. Con Moser è nata una amicizia come per Gimondi, siamo sempre rimasti amici, spesso me lo sono trovato quasi a sorpresa anche in cucina. Gimondi lo invitai nella corsa del 1974 ed aveva già vinto il Mondiale a Barcellona e qui corse con la maglia iridata. Andai a trovarlo a Lanciano durante una corsa, era con Eddy Merckx ed invitai anche lui alla corsa a Partaccia (ricordiamo un circuito nella zona molto spettacolare), purtroppo pochi giorni prima della corsa cadde in Spagna, si ruppe alcune costole e non potè venire, dovetti cambiare di corsa anche i manifesti già pronti. La morte improvvisa di Gimondi è stata per me un dolore immenso, Felice oltre che un campione era un grande uomo, una persona sempre molto leale, corretta, gentile ed educata». Mentre racconta commosso a Mauro vengono in mente continuamente fatti, nuove amicizie maturate durante l’attività sportiva, gli amici che l’hanno aiutato e contribuito a far crescere l’attività sportiva. Moltissime cose ha fatto insieme ai suoi due fratelli, Silvano e specialmente Mirko e gli amici Marini, del Campeggio Giardino, Marisa Lucetti, Vittorio Tenerani, Vittorio Venturini ed il produttore di olio Giusti, l’ex corridore Marco Belletti che faceva anche il dt nelle mie squadre».

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«Questa passione mi ha portato a conoscere moltissime personalità dello sport ma anche di altre attività – riprende Mauro - amicizie che ho continuato a mantenere. molti mi vengono a trovare ancora. Io ora ho qualche acciacco di troppo e non posso più muovermi molto, finche ho potuto sono andato ed ho sempre seguito il ciclismo. Anche ora mi interesso, per esempio mi è piaciuto seguire molto il Buffoni, grande corsa, il Liberazione di Turano ed il Giro della Lunigiana. Ma vorrei tornare un attimo su Gimondi. Oltre alle telefonate ci siamo scambiati anche visite piacevoli, io gli ho regalato quando è venuto a correre qui, una statua in marmo raffigurante “La Vittoria”, statua che poi ho rivisto a casa sua in una intervista che la Rai gli aveva fatto a casa». E conclude: «Grazie Felice per quello che hai fatto, riposa in pace». — Aldo Antola .

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