Il Tirreno

«Orgoglioso delle 150 gare giocate con la Carrarese»

David De Filippi CARRARA
«Orgoglioso delle 150 gare giocate con la Carrarese»

Amarcord per il portierone Giampaolo Pinna, oggi preparatore degli azzurri «La squadra di oggi ha un manico davvero importante, mister SIlvio Baldini»

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. Giampaolo Pinna è un ex portiere e preparatore della Carrarese. Con le sue 150 gare giocate con la maglia gialloazzurra ha conservato affetto e stima verso la società, che oggi osserva con fiducia verso il gruppo e soprattutto verso l’allenatore.

Come vede la Carrarese di oggi?

La vedo una squadra molto forte. È allenata bene, è un gruppo che ha nel mister il punto di forza. Se la Carrarese è lì è sicuramente merito anche dei ragazzi, ma la mano dell’allenatore è evidente. Per vincere serve anche la fortuna, ma la squadra ha le carte in regola per salire.

Cosa ricorda del suo periodo in giallazzurro?

Sono orgoglioso di aver fatto parte della Carrarese, con cui ho giocato circa 150 partite. Ho avuto ottimi periodi, come periodi meno facili. Ho vinto il campionato sia da calciatore, che da preparatore. Poi ci sono state anche situazioni più brutte, tipo la retrocessione. Nell’87 arrivavo da Olbia e la Carrarese era un sogno. Ci giocava Mario Giua, mio amico e quindi già seguivo la squadra. Era un motivo di orgoglio indossare quella maglia, poi ho capito davvero cosa significano quei colori, nell’intensità di un derby come con lo Spezia o con la Massese (anche se poi ebbi modo di giocare il derby anche nella porta della Massese).

Quanto è difficile lavorare nel calcio a Carrara?

Ho iniziato a fare il preparatore quando avevo quarant’anni e ancora giocavo. Pian piano mi sono ritagliato questo ruolo e alla fine il presidente Fontanili mi disse: “Che vuoi fare da grande? ” . Gli risposi che volevo fare il preparatore perché una cosa che comunque sognavo anche mentre giocavo. È un mestiere che mi attira ancora e che mi appassiona. Ora ho preso un anno di pausa dal calcio, ma sto comunque seguendo i bambini alle Colline Massesi e mi piace parlare con loro o provare ad insegnare le mie esperienze.

Tra i suoi giocatori chi ricorda in modo più vivido?

Nella Carrarese ho conosciuto Marcello Montanari, con cui ho instaurato un rapporto quasi di fratellanza. Abbiamo condiviso la stanza assieme per lungo tempo. Quando poi abbiamo vinto il campionato abbiamo anche abitato assieme. Lui poi andò all’Inter, ma ai tempi della Carrarese è nata un’amicizia che ha perdurato anche dopo la professione.

C’è una partita che rammenta in modo particolare?

Ne ricordo due in particolare ed entrambi sono derby con lo Spezia. Vincemmo in trasferta 3-2, con un migliaio di Carrarini sugli spalti. Tornammo a Spezia anche in Coppa Italia e vincemmo di nuovo. I tifosi dello Spezia mi bersagliavano. Io parai un rigore e fu una bella soddisfazione. Poi ricordo volentieri anche la vittoria del campionato, pareggiando col Montevarchi e con in panchina Orrico, subentrato in corsa: fu l’apoteosi.

C’è qualche differenza nel calcio di oggi?

«La prima differenza è il pubblico. Quando giocavo c’era ancora tanto pubblico. Venivano le famiglie a vederci. Andavi a Modena o a Vicenza o da altre parti e trovavi sempre pieno.

Da uomo di sport e da tifoso, avrebbe qualche suggerimento e all’attuale dirigenza per sognare la B?

Consigli non ne posso dare. La Carrarese ha un manico davvero importante come Silvio Baldini e l’unico consiglio che posso dare è di rimanere uniti e tenere botta anche laddove si presentassero avversità per brevi periodi. —

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