Il Tirreno

l’intervista 

«Rivedo noi in loro, bel gioco per vincere»

«Rivedo noi in loro, bel gioco per vincere»

Carrarese, parla Giuseppe Bressani, bomber azzurro anni 80: «Non ho consigli da dare. Dico soltanto: è la strada giusta» 

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carrara. Giuseppe Bressani è stato una punta della Carrarese negli anni Ottanta. Aveva giocato in serie A (veniva dall’Udinese) e in questo ricorda in parte gli attuali bomber gialloazzurri. Lo abbiamo intervistato per conoscere il suo punto di vista sui risultati attuali della squadra apuana.

Come vede la Carrarese di oggi?

«Alcuni giocatori li conosco di fama, perché hanno avuto esperienza in serie superiori e mi pare stia dimostrando una gran voglia di fare. In questa squadra ritrovo in parte il clima che vissi io negli anni Ottanta. Credo che questa squadra abbia i numeri per vincere il campionato. Il pubblico di Carrara meriterebbe questa soddisfazione. Noi ci andammo vicini, ma non siamo riusciti ad ottimizzare il lavoro che avevamo fatto».

Cosa ricorda del suo periodo in giallazzurro?

«Ho dei bellissimi ricordi. Sono stati tre anni, un anno più bello dell'altro. Abbiamo vinto il campionato della C2, poi c'è stato l'anno della C1, quando ci piazzammo dietro a Padova e Triestina, praticando un calcio all'avanguardia per quei tempi. Eravamo molto apprezzati per il tipo di gioco che proponevamo: in quel periodo il pressing era innovativo e dava molti risultati. Abbiamo ottenuto dei risultati giocando bene, cosa non scontata».

Tra i suoi giocatori chi ricorda in modo più vivido?

«Mi piace ricordare tutta la squadra. Era un gruppo, il nostro, dove non c'erano primedonne, e tutti avevano grandi motivazioni. Questo clima ha fatto sì che fossimo legati l'uno all'altro, senza invidie: un buon gruppo, insomma. A volte mi risento con Giampiero Menconi e con altri, ma tutti eravamo molto affiatati e diretti da un buon direttore d'orchestra, mister Corrado Orrico».

C’è una partita che rammenta in modo particolare?

«Col Padova, vincemmo uno a zero e feci gol. Loro erano molto quotati, con calciatori di grande esperienza. La gente aspettava questa partita per vedere cosa eravamo capaci di fare. Eravamo nel girone di andata e i tifosi, nonostante le buone prestazioni, volevano una conferma per capire cosa potevamo ottenere. Lì, in quella gara, avevamo vinto ».

C’è qualche differenza nel calcio di oggi, rispetto a quando lei era attaccante della Carrarese?

«Secondo me, già in quei tempi, con Orrico, rispetto agli altri ci allenavamo con maggior intensità e forse con più razionalità. Si capiva che il calcio sarebbe andato in quella direzione, in futuro, verso una concezione fisica e mentale. Dovevi essere soprattutto preparato fisicamente, ma anche tecnicamente e tatticamente. Dovevi ragionare sempre di più in campo. A volte ciò va a scapito dello spettacolo, però noi in quel periodo facevamo divertire chi veniva a vederci. Non era il classico catenaccio col contropiede. Attaccavamo le squadre nella loro metà campo o addirittura noi punte lo facevamo nell'area di rigore avversaria. Sono stati begli anni, che ricordo sempre con piacere».

Da uomo di sport e da tifoso, avrebbe qualche suggerimento da dare all’attuale dirigenza per sognare la Serie B?

«Non posso esprimermi, perché ciò che so lo apprendo dalla stampa, mentre bisognerebbe vivere la squadra dal di dentro. Talvolta vengo aggiornato da un amico, che segue la squadra più da vicino e che mi conferma come la dirigenza stia lavorando bene. L’unico consiglio che mi sento di dare è di perseverare su questa strada». —

David De Filippi

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