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«La partita più bella? Il 4 a 0 allo Spezia»
«Il derby vinto con gli aquilotti fu uno spettacolo, con un tifo straordinario, quella è stata una domenica unica»
Luciano Grassi, ex presidente della Carrarese è uno dei personaggi che hanno fatto la storia del Club e che in questi giorni andremo a sentire, per vivere da vicino la passione gialloazzurra.
Presidente, come vede la Carrarese di oggi?
La vedo bene. L’ho vista giocare spesso, ultimamente: sia in Tv, ad Arezzo, in casa con il Pisa e a Pontedera con l’Olbia. Credo abbia fatto passi da gigante, come gioco e come mentalità. È al massimo, in tutti i reparti.
Cosa ricorda del suo periodo in giallazzurro?
Di ricordi ne avrei tanti, sarebbe difficile elencarli tutti. Ce ne sono stati di positivi e di negativi, ma sono stati veramente moltissimi. Ricordo che l’impegno che misi verso la squadra fu ai massimi livelli, perché dietro c’era un legame fatto di passione vera.
Quanto è difficile lavorare nel calcio a Carrara?
Non è sempre stato semplice. Ho passato periodi bellissimi, con gente anche entusiasta nei miei confronti. Poi ci sono stati altri anni meno facili, per motivi che non sempre sono riuscito a comprendere, ma non ci voglio più pensare. Ci sono state cose che mi hanno fatto male e mi sono allontanato un po’ dal mondo dello sport. Ma non è stata colpa della Carrarese, ma piuttosto di certi individui che mi colpirono anche nella mia sfera privata. A volte c’è stata una cattiveria a mio avviso incomprensibile.
Tra i suoi giocatori chi ricorda in modo più vivido?
Ne ho conosciuti tanti, di giocatori e di bravi ragazzi. Potrei citare Paolino Corsi, Montanari, che davano veramente tutto per i colori gialloazzurri. Poi il giovane Vergassola, che si rivelò uno dei pezzi più forti. Ma potrei rammentarne anche molti altri, che spiccavano anche per le loro doti umane. Di “avventurieri”, a Carrara, non ce ne sono mai venuti: cercavamo giocatori appassionati, la nostra era una famiglia a quel tempo, pertanto davamo molta importanza anche agli aspetti personali dei calciatori.
C’è una partita che rammenta in modo particolare?
Sicuramente il 4-0 allo Spezia. In panchina c’era Rino Lavezzini e quella fu una partita eccezionale, con tripletta di Fermanelli e gol di Ratti. Fu uno spettacolo. Grande partita, con un tifo straordinario. Fu una domenica unica, con la città intera che respirava aria di impresa».
C’è qualche differenza nel calcio di oggi, rispetto a quando lei era presidente della Carrarese
È cambiato tanto. La Serie C di una volta si avvicinava di più alla Serie B. Oggi invece, secondo me, è un po’ scaduta, al di là delle nuove regole che vedono i giovani venir lanciati meno, rispetto al passato. Ultimamente non ho più visto i salti di qualità che si vedevano un tempo, dove c’era più selettività».
Da uomo di sport e da tifoso, avrebbe qualche suggerimento da dare all’attuale dirigenza per sognare la Serie B?
L’attuale dirigenza ha fatto le sue esperienze e ha un allenatore tuttofare che conosce benissimo il calcio. La dirigenza è in mani buone e il mio consiglio è più che altro un’incitazione: bisogna continuare su questa strada. –
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