Il Tirreno

storie di tifo 

E scoppia il caso per il vessillo dei piccoli Supporter del Pisa allo stadio

Requisita e restituita  dopo le proteste dei tifosi una bandiera dei bambini da parte degli steward «Vorremmo delle scuse»

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carrara.A margine della partita persa dal Pisa, il gruppo dei giovanissimi Supporter 2017 ha raccontato ieri un episodio avvenuto nel pre-partita del derby, fuori dal settore ospiti, per fortuna senza alcuna conseguenza. «Abbiamo raggiunto il “varco” in un clima generale di assoluta tranquillità e distensione», raccontano bambini e genitori (il gruppo Supporter Pisa è nato l’anno scorso come espressone dei tifosi più piccoli e sostiene, oltre alla prima squadra, il campionato di Quarta categoria riservato ai ragazzi affetti da disabilità fisiche e cognitive).

«Gli altri tifosi ci hanno fatto passare avanti per non dover aspettare gli infiniti controlli per il materiale, ma appena passato il primo steward alcuni di noi sono stati bloccati e si è iniziata una perquisizione con il metal detector ai nostri zainetti e sui nostri vestiti. Ricordiamo che si parla di bambini dagli 8 ai 10 anni».

La reazione degli altri tifosi ha fatto desistere chi era impegnato nell’operazione, «da noi vissuta – scrivono i Supporter – come una privazione delle nostre libertà di bambini, appunto. Un po’ sconcertati, ancora lì nel mezzo alle forze dell’ordine, abbiamo visto “requisita” la nostra bandierina del Saharawi, scambiata per un simbolo politico quando invece è la bandiera degli altri bambini che abbiamo ospitato questa estate per lo scambio culturale. Abbiamo provato a raccontarlo, mentre altri tifosi» (e naturalmente i loro genitori) «tentavano di spiegare ad un giovane funzionario cosa rappresentasse il vessillo in questione. Alla fine gli addetti alla sicurezza hanno acconsentito al nostro passaggio senza perquisizione e siamo potuti entrare sventolando i colori dei nostri amici. L’impressione è che chi stava clamorosamente sbagliando, sia i modi verso di noi, che l’interpretazione della bandiera, non si sia pienamente convinto dell’errore, ma abbia solo ceduto alle pressioni dei grandi. Vorremmo invece delle scuse». —

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