Il Tirreno

«Azzurri primo tassello di rilancio della città»

di Luca Santoni
«Azzurri primo tassello di rilancio della città»

Fabrizio Santucci, neo vicepresidente della Carrarese, spiega: «Ci stiamo mettendo grande entusiasmo e passione»

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CARRARA. Carrarese come primo tassello di un progetto di rilancio dell'intera Carrara. Questo in sintesi il concetto centrale della prima intervista rilasciata da Fabrizio Santucci della “Santucci Group”, nella nuova veste di vice-presidente della Carrarese in rappresentanza del gruppo marmo. Il numero due di piazza Vittorio Veneto, senza entrare nei dettagli, pone il salvataggio della Carrarese Calcio come primo passo di una visione più larga da parte dei nostri imprenditori, finalizzata alla rinascita della città. Viene subito alla mente, ad esempio, il progetto più volte ventilato negli ultimi due anni della Fondazione “Per Carrara”, che il mondo del lapideo potrebbe varare con lo scopo di dare una mano alla città in vari campi come la cultura, il sociale e lo sport. Forse i tempi stanno diventando maturi. Tornando alla Carrarese, Santucci non nasconde il proprio entusiasmo nell'aver accettato l'incarico di vice-presidente: «Sono stato chiamato dal gruppo marmo quest'estate per far parte di questa avventura e ho accettato. Sono entrato per dare una mano, ma l'ho fatto anche per una questione sportiva. Per me è un divertimento. Mi piace conoscere la squadra, i giocatori, avvertire il clima pre-partita, seguire le gare e mi diverto. Oltre al fatto di rappresentare un gruppo di imprenditori, la cosa mi ha trasmesso anche un po' di passione». Lei seguiva già la Carrarese? «Fui chiamato ai tempi della presidenza di Maurizio Fontanili e diedi una mano. Dovevo entrare con delle quote, poi la cosa non si consolidò, anche perché volevo dare un aiuto, ma non avevo interesse a entrare in prima persona, poi dopo l'addio di Fontanili, anch'io mi ero allontanato. Col ritorno del gruppo marmo, ho deciso di riavvicinarmi alla Carrarese. Inevitabilmente, quando ci si è dentro, la passione viene da sola».

Lei è subentrato a Roberto Graziani nel ruolo di vice-presidente, ma la continuità gestionale rimane la stessa. «Negli ultimi mesi Manrico (Gemignani ndc), Roberto (Graziani ndc), io e Mario (Rossi ndc) siamo stati quelli più presenti. Roberto mi ha chiesto di prendere la sua carica e ho accettato. In linea di principio comunque le cose rimangono come prima. Ci siamo sempre consultati. Il gruppo è coeso. Ci parliamo e ci vediamo spesso». La città aspettava da tanti anni il ritorno della Carrarese nelle mani di imprenditori di Carrara. Dopo l'operazione salvataggio della scorsa estate e col recente varo del nuovo assetto societario, finalmente il grande passo è stato compiuto: un traguardo raggiunto o un punto di partenza? «Direi un punto di partenza, perché ci sono tante cose che vogliamo fare. Io ho 53 anni e insieme a Mario Rossi siamo già fra i più vecchi, mentre Roberto e Manrico sono ragazzi più giovani e rappresentano quella che è la nuova generazione del marmo. A parte l'aspetto della Carrarese, che abbiamo affrontato volentieri, ci sono tanti altri traguardi che vorremmo raggiungere per la città. Ci piacerebbe provare a risistemare un po' le cose. Anche noi vediamo tutti i giorni che la città non è quella che ci piacerebbe. Come Roberto, sono tornato a vivere a Carrara da un anno. Anch'io ho investito su Carrara e vederla così non mi fa piacere. Ci sono tante cose che vorremo fare e stiamo cercando di portarle avanti piano piano. Roma non è stata costruita in un giorno e ci vuole un po' di tempo, come del resto vale per la squadra. Sono stato chiamato per la prima volta ad agosto, quando ero in vacanza. Mi hanno tirato dentro e abbiamo iniziato a fare un passo alla volta, affrontando tutti i problemi che ben sapete, senza dimenticare l'addio di Zangari. Siamo dovuti ripartire da zero. Abbiamo chiamato Devoti che per Carrara non può fare che bene. Ora vediamo di crescere. L'ambizione di fare un bel progetto c'è, però nessuno di noi è mai stato uomo di calcio e anche noi abbiamo bisogno di imparare e capire come funzionano le cose. Manrico fra di noi è il più appassionato e dedica tantissimo tempo alla Carrarese. Diciamo però che muoversi nell'ambiente non è facile, tra giocatori e procuratori. Per me c'è tutto da imparare. La squadra con tutti gli elementi in salute è una buona squadra. Ho visto tutte le partite in casa e giochiamo un buon calcio. Adesso pensiamo a recuperare tutti gli infortunati e a trovare qualche rinforzo».

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