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Un lord del pallone che riuscì a conquistare il cuore dei tifosi
Aquilino Bonfanti, classe ed eleganza nella mitica Carrarese di fine Anni 70
MASSIMO BRAGLIA. Il suo ultimo sigillo fu nella finale del maxispareggio per salire in C1 l’11 luglio del ’79, una data scolpita nella mente dei tifosi della Carrarese che quel giorno invasero, letteralmente, Pistoia. Dall’altra parte, in uno stadio colorato d’azzurro, il Montevarchi: 2-0 per i valdarnesi, poi in cinque minuti il colpo di classe di Bonfanti e l’intuizione di Fazzi. 2-2, lo stadio che ribolliva di passione, di emozione: ma a due minuti dai calci di rigore, la coltellata alla schiena dei tifosi azzurri, il definitivo 3-2 di Niccolai. Addio sogno. Ad aprire le marcature fu Bressani, un nome che Orrico e Cecchinelli segnarono sul taccuino, e che fu il primo acquisto un anno dopo, quando la coppia d’oro dell’era moderna dell’epopea azzurra (Cecchinelli-Orrico appunto) si ricompose, dopo la parentesi dell’Omone in serie A a Udine e di Ronny Brambilla alla guida degli azzurri (e detto per inciso, anche Brambilla aveva costruito una signora squadra, la stagione fu condizionata dall’invasione con lo Spezia, ma questa è un’altra storia).
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Il problema è che quando si parla di Aquilino Bonfanti è inevitabile provare a rimettere in fila i ricordi e la storia di una squadra che fu soprattutto identità e orgoglio di una città: perché anche in serie D (forse anche perché quella squadra era piena di talenti del nostro comprensorio, a partire da Cacciatori?) lo stadio era spesso pieno. Stiamo parlando degli anni in cui giocò Aquilino Bonfanti, un lord prestato al pallone. Così appariva a chi scrive, che all’epoca era un ragazzino che guardava le partite soprattutto a bordo campo, a fianco della postazione dello speaker Galardi. La maglia di Aquilino, che a me sembrava a dir la verità un po’ anzianotto per giocare ancora a pallone (e invece aveva “solo” 32 anni quando arrivò) era la numero 11. Fissa. Fin dal debutto il 2 novembre del 75. 1-1 con la Rondinella. Il tempo di prendere le misure, e poi iniziò a segnare: 8 gol lui, 5 Cacciatori, poi prelevato dal Carpi per fare coppia con Bagni. Punizioni millimetriche, assist d’oro, stoccate imprendibili: il repertorio di Bonfanti, diventato ben presto il capitano degli azzurri, era a dir poco sopraffino. Classe ed eleganza: e un crescendo di rendimento a dispetto dell’età, perché appunto la classe non è acqua, e i professionisti sanno gestirsi, in anni in cui di solito i giocatori di movimento si ritiravano prima dei 36 anni a cui arrivò Aquilino a chiudere il calcio giocato con gli azzurri, dopo la finale persa a Pistoia. Il 75-76 vide la Carrarese chiudere al 2° posto dietro il Siena, il 76-77, senza il suo “gemello” Cacciatori, fu una stagione di transizione: senza un vero centravanti goleador (migliori marcatori, Fazzi con 8 reti e ovviamente Bonfanti con 6), la Carrarese si piazzò solo decima, lontano da Prato e Montecatini. Lo spettacolo però stava per iniziare, e le cavalcate del 77-78 e del 78-79 furono memorabili: fuochi d’artificio alla prima del 18 settembre 77, Carrarese-Aglianese 5-2, poker di Cacciatori, gli ospiti - che erano passati in vantaggio - annichiliti. Campionato stravinto, zero sconfitte in casa. L’anno dopo, con Cacciatori ceduto al Perugia (capocannoniere da record con 25 reti), ecco Di Mario centravanti di sfondamento. Dieci gol però non bastarono a vincere il torneo: prima la Sanremese, dietro il maxispareggio a cinque.
Bonfanti fa il suo personale record di presenze, 31, condite da cinque reti. E’ il capitano di una squadra che ha in Silvio Francesconi e Giancesare Discepoli due interni da favola, in mediana Cupini, dietro Panizza, Casali, Bonni Affanni, Bertacchini. Un mix eccezionale di forza fisica e personalità. Davanti, con il numero undici, Aquilino: non un corridore, certo, ma mai un pallone sprecato. Con quell’aria divertita, disincantata. Come dire: in fondo, è solo un gioco. Ma quanto ci hai fatto divertire. E appassionare. Ciao Aquilino, gli sportivi di Carrara ti hanno subito adottato, con quell’accento milanese un po’ snob ma un cuore grande così.
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