Il presidio
Ascoli-Carrarese: Marcello Grassi ricorda i 4 anni all’Ascoli e il «non gol» di bomber Savoldi
Doppia veste di ex per il carrarese che giocò nel club marchigiano nella serie A degli anni Settanta Nel 1986 divenne preparatore dei portieri della squadra gialloazzurra allenata da Romeo Benetti
CARRARA. Quattro campionati con la maglia bianconera di sicuro non si dimenticano tanto facilmente. Il riferimento è a Marcello Grassi, doppio ex nella sfida che domenica vedrà di fronte Ascoli e Carrarese, al quale abbiamo chiesto di raccontarci le sue esperienze con la squadra marchigiana come giocatore (dal 1973 al 1977) e con la Carrarese da preparatore dei portieri negli anni Ottanta durante la gestione Benetti.
Grassi nasce a Carrara il primo luglio 1948 (attualmente vive a Ortonovo). Come portiere compie il suo debutto in serie D nel 1967 con la Lucchese, venendo poi acquistato dall'Atalanta che lo fa esordire in serie A e con la quale vince un Torneo di Viareggio. Successivamente gioca con Spezia e Cremonese, poi torna a Bergamo, dove disputa un altro torneo di A. Si trasferisce all'Ascoli dove conquista la prima storica promozione in massima serie per quella che diverrà la “Regina delle Marche”. Passa quindi al Perugia sempre in serie A, poi Bari, Pescara, Pistoiese e Rapallo Ruentes. Dopo il ritiro, lavorerà per molti anni come preparatore dei portieri. Tante maglie e tante storie.
In ogni piazza dove ha giocato, Marcello Grassi è ricordato con affetto dai tifosi ancora oggi. «Come me lo spiego? Ovunque sono stato. Ho avuto un rapporto molto bello coi tifosi, società e città. Per questo forse mi ricordano. Se dai il massimo la gente ti vuole bene».
Concentriamoci sull'Ascoli, partendo dal campionato della promozione, il 1973-74. «Un anno fantastico. Il presidente Costantino Rozzi insieme a Carlo Mazzone portò l'Ascoli in serie A e fu una grande impresa. Una piccola città vide arrivare nel suo stadio squadre come Juventus, Milan e Inter. Una cosa impensabile qualche anno prima».
Com'era il rapporto col mitico “Sor Carletto” Mazzone? «Eccezionale. Se mi avesse detto di buttarmi sul fuoco per vincere la partita, io l'avrei fatto senza esitazioni. Questo per farvi capire la stima che avevo di quest'uomo. Mi vide per la prima volta al Torneo di Viareggio che vinsi con l'Atalanta e da quel momento tutti gli anni faceva richiesta di avermi alle sue dipendenze, finché non c'è riuscito».
Un episodio di quegli anni che viene ricordato spesso è il “non gol” di Beppe Savoldi in Ascoli-Bologna del 12 gennaio 1975. La gara terminò 1-3 per i rossoblù (l'ordine delle reti: Landini (B) al 5', Zandoli (A) al 34', Savoldi (B) al 40' pt; Savoldi (B) al 39' st). La cosa eccezionale è che a negare un gol a Savoldi fu addirittura un raccattapalle.
«Sono cose passate alla storia – racconta Marcello Grassi - perché non succedono certo tutti i giorni. Ricordo l'azione: diedero una palla in diagonale a Savoldi sulla mia sinistra. Io gli andai incontro, lui calciò e vidi sfilare questa palla. Non ero sicuro se sarebbe andata contro il palo o in rete. Il fatto è che vicino alla porta c'era questo raccattapalle, mi pare si chiamasse Citeroni, mise dentro il piede e con la punta allontanò il pallone. All'arbitro sembrò che la palla avesse colpito il palo, invece fu tutta opera del raccattapalle. Il gol non venne convalidato, anche se Savoldi si fece sentire».
Passiamo alla sua esperienza nella Carrarese. Lei aveva smesso di giocare e venne ingaggiato come preparatore dei portieri. «Il campionato 1985-86 iniziò con Corrado Orrico sulla panchina gialloazzurra; dopo le dimissioni di Orrico venne chiamato Romeo Benetti. Così, tramite un'indicazione di Ramaccioni del Milan, Benetti e il figlio di Menotti vennero a casa mia, per propormi il ruolo di preparatore dei portieri della Carrarese. Accettai. Alla fine ci salvammo e venni riconfermato. Seguì un altro anno alla Carrarese e poi storia finita. Per quanto mi riguarda, credo di aver fatto il mio dovere; per la Carrarese no, perché a fine anno oltre a Benetti esonerarono pure il sottoscritto».
Insomma, è rimasto scottato dall'ambiente di piazza Vittorio Veneto? «Non mi aspettavo quel licenziamento. Nell'86-87 la rosa dei portieri era composta da Marco Savorani, che doveva essere il titolare, e dal giovane Lorenzini. Il problema è che Lorenzini doveva partire per il servizio militare, così Benetti fece fare anche a me il cartellino come portiere dalla società. Andai tutta la stagione in panchina con la squadra come secondo portiere e alla fine mi ritrovai esonerato. Lì finì la mia storia con la Carrarese».
Arriviamo ai giorni nostri. Ha assistito alla gara d'andata tra Carrarese e Ascoli (0-0)? «Sì. Mi trovavo in tribuna e c'erano i tifosi dell'Ascoli nel settore ospiti, così sono voluto andare a salutarli. Non pensavo che mi avrebbero ricordato. Loro erano tutti ragazzetti e io avevo giocato l'ultima volta con la maglia bianconera nel '77. Sono rimasto di sasso, appena sono entrato in curva, è passata la voce, mi hanno subito riconosciuto e mi hanno accolto benissimo. E' stata una bella esperienza».
La sua impressione su Ascoli e Carrarese. «L’Ascoli qua a Carrara non mi ha fatto una grossa impressione. Invece avevo visto molto bene la Carrarese. Mi sembrava una bella squadra tonica e mi meraviglia la sua attuale classifica».
Un commento da portiere su Gigi Buffon, che della Carrarese è il patron? «Il migliore al mondo ed è ancora a un ottimo livello, ma, come ho già detto in passato, a lui mancano le basi del portiere. Mi spiego: quando va a destra, a volte spinge con il piede sinistro o viceversa. La sua grandezza sta nella sua forza fisica che gli permette di sopperire a tutto, ma queste sono basi che non ha».
Un pronostico sulla partita di domenica? «Tre punti all'Ascoli e tre alla Carrarese».
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